Circolo Besa Roma , 27 novembre 2010.

Il Circolo Besa , fin dagli anni ’60 celebra  ininterrottamente ogni anno La festa nazionale di Albania (28 novembre) con due iniziative: Il sabato con un evento culturale ( conferenza  proiezione di film, recita di poesie, commemorazione ) e con la Liturgia di San Giovanni Crisostomo in lingua albanese.

Come sappiamo Il 28 novembre 1912, a Valona, Ismail Qemali dichiarò l'indipendenza dell'Albania a cui seguì la formazione di un governo provvisorio.

Importante  è stato il contributo sia dal punto di vista ideologico ,culturale  degli arbereshe all’indipendenza e  stretta la vicinanza alle sorti degli albanesi. I 30 comuni arbereshe  d’Italia pubblicarono un vibrato proclama in cui dicono:- l’Albania deve essere lasciata agli albanesi. Se qualcuno aspira al possesso delle montagne Skiptare, sappia che gli albanesi, seppure sparsi nel mondo, sono uniti da un incorruttibile vincolo di sangue e che nessun indizio di pace completo sarà possibile nei Balcani se prima non sia riconosciuto la nazionalità albanese, libera e indipendente entro i confini che i suoi secolari diritti e le sacre regioni etniche la assegnano. 

Quest’anno poi questa celebrazione si caratterizza oltre che per il Centenario  della nascita di Madre Teresa  per un importante evento ecclesiale e culturale  di importanza vitale per i bizantini cattolici in Italia. Dopo la recognitio da parte della Santa Sede le decisioni del II Sinodo intereparchiale dal 17 ottobre scorso hanno il loro valore normativo. E dico subito che siamo dispiaciuti perché non è presente fisicamente ma sicuramente spiritualmente a questa celebrazione Mons. Eleuterio Francesco Fortino che  ha guidato con competenza e passione la Commissione Centrale di Coordinamento del Sinodo che proprio in questa sala si è riunita e dove ha lavorato  la segreteria esecutiva.. Qoftë i përjetshëm kujtimi për të

Vorrei esprimere un sincero apprezzamento  anche tutti quelli che hanno collaborato ed anche presenti in questa sala , che non nomino per non dimenticare qualcuno.

Il Sinodo ha avuto un lungo percorso che vale la pena ricordare.

La Santa Sede  ne ha  approvato la convocazione nel 1994. Subito dopo una commissione antipreparatoria ha lavorato per individuare le tematiche da affrontare e la loro articolazione. Finalmente nel 2001 è stato indetto il II Sinodo e sono state costituite sette commissioni di studio e la Commissione Centrale di Coordinamento. Durante il 2003 sono state consultate le Comunità locali sui progetti di schemi elaborati dalle Commissioni preparatorie, mentre nella prima parte del 2004 essi sono stati rielaborati sulla base delle richieste e delle proposte emerse dalle consultazioni locali.

La celebrazione sinodale ha avuto tre sessioni:le prime due nell’ottobre e novembre del 2004 e infine la III Sessione: dal 10 al 14 gennaio 2005.

Nelle prime due sessioni sono stati discussi e votati gli schemi con proposte di emendamenti. Nella terza questi sono stati votati, uno per uno, per essere  introdotti negli schemi definitivi.

Nell’omelia di chiusura del Sinodo il Prefetto della Congregazione  delle Chiese Orientali ha sottolineato il valore degli orientamenti sinodali per la vita delle tre Circoscrizioni bizantine e per il loro avvenire. Egli ha segnalato l’aspetto nuovo dell’elaborazione del Diritto Particolare come richiesto dal Codice dei canoni delle Chiese Orientali “Per la prima volta nella storia le Circoscrizioni bizantine italiane hanno questa provvidenziale opportunità” - egli ha affermato.

Il  Sinodo è un evento ecclesiale dal punto di vista teologico perché deve esprimere la comunione ecclesiale,  ma è anche Evento culturale. Una Chiesa locale vive in un contesto culturale concreto. La Chiesa è sempre incarnata nello spazio e nel tempo e risente dei cambiamenti circostanti. Il Sinodo ha tenuto conto della propria provenienza storica delle tre Circoscrizioni e del contesto culturale attuale. Esse di fatto esprimono una propria identità di Chiese particolari con propria cultura, con tradizioni e discipline proprie. . E ciò è utile anche per la comprensione e l’ attualizzazione della propria tradizione in modo da non sterilizzarsi o diventare strumento di alienazione.

In terzo luogo la celebrazione del Sinodo costituisce un evento spirituale di rinnovamento della fede, della speranza e della carità reciproca.

L’incontro fra le comunità di Sicilia, di Calabria e con i monaci di Grottaferrata,  ha  generato ed espresso una gioia sincera.  E’ infatti  importante notare che in questo II Sinodo, oltre al clero e ai monaci, vi hanno partecipato le religiose delle varie Congregazioni e i laici, uomini e donne, con parità di diritti e con identici doveri. Si manifestava la Chiesa come popolo di Dio con tutte le sue componenti, sulla base dell’unico battesimo, nella distinzione dei vari ministeri e dei diversi servizi. Ognuno al proprio posto nella comunione ecclesiale.

“Tradizione e rinnovamento” è stata questa la bussola di orientamento avuta per la preparazione sinodale. Gli Ordinari nell’approvare i progetti di schemi per la discussione nel Sinodo hanno affermato: “Chiediamo a tutti i sinodali il sacrificio di una particolare attenzione perché siamo convinti che il Sinodo dovrà essere il punto di rafforzamento della comunione fra le persone, le parrocchie e le tre Circoscrizioni, in modo da rendere possibile, nella comunione, un rinnovato annuncio dell’Evangelo nelle nostre Comunità e per le nuove generazioni”

Il passo da compiere ora è la recezione dei documenti per attuarli , ponendo l’accento sullo spirito che ha animato l’assemblea sinodale e sul modo con cui quello spirito «verifica» la sua validità nell’essere accolto nell’insieme della chiesa. Certamente vi è consapevolezza che la recezione di un testo sinodale va sempre misurata sui tempi lunghi, , ma poiché il rinnovamento della chiesa è senza dubbio strettamente collegato alla riforma liturgica, è possibile far risaltare per tutti, anche per il cristiano medio, delle evidenze su cui vale la pena di interrogarsi. Dobbiamo rinsaldare l’entusiasmo degli inizi del Sinodo perché non sfumi  I documenti raffigurano la prospettiva su come affrontare i nuovi tempi che si aprono in una rinnovata adesione al vangelo ed alla tradizione bizantina che lo interpreta con coerenza, con realismo spirituale e con speranza. E’ su questa duplice adesione che si gioca l’avvenire.

In sintesi allora cosa rappresenta  il nostro Sinodo?

Voglio concludere con le parole di Mons. Fortino. Il Sinodo è' una vera grazia di Dio. Ed è la maggiore iniziativa pastorale presa dai nostri Ordinari. Dal punto di vista storico, forse bisogna dire che è l'ultima opportunità per la sopravvivenza delle nostre comunità, per la salvezza dall'omologazione e dalla dispersione spirituale.

Pur di fronte alle difficoltà in cui si dibatte la nostra chiesa arbereshe  Dobbiamo tutti impegnarci perché questo suo auspicio si possa realizzare, confidando nell’aiuto di Nostro Signore.


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