La Crocifissione

Scritto da Pietro Di Marco il . In Il Rito Greco-Bizantino

crocifissione_mezzojuso_chiesa_san_nicol.jpgLe sacre officiature della nostra Chiesa sono educative e avvincenti. I loro inni e le preghiere ci elevano al cielo, ci arricchiscono di pii sentimenti e ci agevolano il raccoglimento e la compunzione. Tra questi riti si distinguono quelli della Grande Settimana. Suo giorno culminante è il Venerdì Santo (Megáli Paraskeví).
. I suoi inni seguono passo dopo passo le stazioni della grande sofferenza, della tremenda Passione di Nostro Signore. Il Crocifisso riceve il bacio dei fedeli che si riversano nelle chiese.

La voce della Chiesa ci ricorda il dramma:

«Il Santo e Grande Venerdì celebriamo la santa e salvifica e tremenda Passione del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo; gli sputi, le percosse, gli schiaffi, gli insulti, gli scherni, il mantello purpureo, il bastone, la spugna, l'aceto, i chiodi, la lancia; e, sopra ogni cosa, la croce e la morte, che per noi Egli ha volontariamente subito; ancora, la professione salvifica sulla croce del buon Ladrone, crocifisso con Lui».

Il tema della morte di croce del Signore era il fulcro dell'annuncio apostolico, delle omelie dei santi Padri, della dottrina della Chiesa. «Per i Giudei», come dice l'apostolo Paolo, «Cristo in croce costituì scandalo, per i Greci follia, ma per i credenti potenza di Dio e sapienza di Dio» (I Corinzi, 1, 23‑24).

La nostra santa Chiesa vede nella Croce del Signore l'amore di Dio verso l'uomo peccatore, l'umiltà, l'obbedienza e il sacrificio del Figlio di Dio.

Come dice l'apostolo Paolo, Cristo Dio nostro «svuotò se stesso prendendo natura di servo, divenendo simile agli uomini, e trovandosi in sembianze qual uomo, si umiliò facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte in croce» (Filippesi, 2, 7‑8).

Cristo doveva sperimentare la morte, e soprattutto sulla croce, «per rimuovere la violazione attraverso il legno, per dissolvere le colpe su loro stessi e per tenere lontana la morte dal dominio su di noi» (Cirillo di Alessandria, PG 72, 676 A).

In altre parole il Signore, con la sua morte in croce, ci ha riscattati dalla maledizione della legge, ha lacerato e cancellato il manoscritto contenente i nostri peccati, ha annullato il potere della morte, ha schiuso le porte del Paradiso prima serrate ed ha donato la vita e la resurrezione al nuovo popolo di Dio, ai membri della Sua Chiesa.

crocifissione_partic._mezzojuso_chiesa_san_nicol.jpgPerciò è stato giustamente osservato che «la Croce esprime dunque concretamente il messaggio cristiano, la vittoria che viene dalla sconfitta, la gloria dall'umiliazione, la vita dalla morte ‑ simbolo di un unico Dio onnipotente, che volle diventare uomo e morire come un servo, per salvare la sua creatura» (V. Lossky).

Gli inni della nostra Chiesa, in particolare quelli del Venerdì Santo, sono pieni di antitesi simili. Quello che citiamo è fra tutti il più eloquente. Nelle chiese, la sera del Giovedì Santo, in mezzo a un silenzio sepolcrale, si sente:

«Oggi è sospeso su un legno Colui che sospese la terra sopra le acque. Viene cinto di una corona di spine il Re degli angeli. Viene rivestito di una falsa porpora Colui che riveste il cielo di nubi. Riceve schiaffi Colui che ha liberato Adamo nel Giordano. è perforato da chiodi lo Sposo della Chiesa. è trafitto da lancia il Figlio della Vergine. Adoriamo le tue sofferenze, o Cristo. Mostraci anche la tua gloriosa Resurrezione!».

Spigoliamo dalle letture degli Evangeli, che si effettuano nell'officiatura della Santa Passione dopo l'inno appena citato, quelle righe che ci aiuteranno a descrivere la santa icona della Crocifissione (Stávrosis):

«E Lo portarono nel luogo chiamato il Golgota, denominazione che significa "il Cranio". E Gli diedero da bere vino misto a mirra; ma Egli non ne prese. E dopo averLo crocifisso, si spartirono i Suoi abiti, tirando a sorte chi di loro dovesse prenderseli... E vi era sopra affissa l'iscrizione del Suo reato: il re dei Giudei. E insieme a Lui crocifissero due ladroni, uno alla Sua destra, uno alla sinistra... E i passanti Lo insultavano...

Parimenti, anche i sommi sacerdoti, prendendosene gioco tra di loro insieme agli scribi, dicevano: ha salvato altri e non sa salvare se stesso... Restarono vicino alla Croce di Gesù Sua madre e la sorella di Sua madre, Maria madre di Giacomo e Maria Maddalena.

Gesù dunque, vedendo la madre e il discepolo da Lui diletto che le stava accanto, disse a Sua madre: donna, ecco tuo figlio. Poi disse al discepolo: figlio, ecco tua madre... Era circa l'ora sesta e si sparse l'oscurità su tutta la Terra fino all'ora nona, e il sole si oscurò, e si squarciò nel mezzo il velo del tempio.

E a gran voce Gesù gridò: Padre, nelle Tue mani rimetto il mio spirito. E, detto questo, spirò. Visto l'accaduto, il centurione glorificò Dio, dicendo: davvero quest'uomo era un giusto...».

Come vediamo dai passi citati dei santi Evangelisti, nel luogo detto Golgota il Signore, volendolo, si fa innalzare su una Croce, vengono appesi i due ladroni che sono stati condannati alla crocifissione con Lui, assistono ai piedi della Croce la Madre con le altre donne, si aggirano dalle stesse parti gli Scribi e i Farisei, come pure soldati e gente comune della folla giudaica.

Tutti questi personaggi non sono effigiati solitamente nell'icona della Stávrosis. Oltre al Signore crocifisso, Sua Madre, Giovanni, una o due donne a fianco della Tutta Santa e il centurione, i rimanenti vengono giudicati superflui «perché contribuirebbero a far perdere alla santa icona della Crocifissione l'austera semplicità che essa ha, vertice dell'iconografia» (F. Kóndoglu).

 Così «si può dire che Bisanzio ha creato una tipologia di Crocifissione che è classica, con un suo senso della proporzione. Ricercando la sobrietà della composizione, questa tipologia ha messo a poco a poco da parte i personaggi vicini alla Croce e si è limitata a quelli fondamentali: la Madre di Dio e San Giovanni, che a volte sono accompagnati da un'altra donna, e il centurione» (V. Lossky).

 

 

Descrizione dell'Icona.

IL CRISTO IN CROCE.

«Il Cristo nudo, solo con un telo bianco avvolto intorno alla Sua vita, morto, con gli occhi chiusi, la testa reclinata verso la Sua destra, con l'aspetto sofferto. Il Suo immacolato corpo è tutto ossa per i patimenti, con le braccia distese e i palmi aperti come se stesse pregando.

 Ricordo al fedele il tropario che così recita: "Stendesti le Tue palme e riunisti ciò che prima era diviso", vale a dire che Egli riconciliò, con la sua Passione, Dio con l'uomo, ed è come se avesse schiuso il Suo abbraccio a tutti gli uomini.

I piedi divaricati, con le ginocchia un po' piegate, poggiano su un'asse a mo' di predella. Dai Suoi incorrotti piedi e dalle mani scorrono rivoli di sangue, dal Suo fianco sangue e acqua.

E sopra la Sua testa è inchiodata sul legno un'epigrafe con le lettere OBSLTDXS, cioè l'articolo e le consonanti di O Vasiléfs tîs Dóxis, il Re della Gloria, non le iniziali I.N.B.I., come avevano inciso gli empi carnefici del Signore in tono di scherno» (F. Kóndoglu).

Riguardo alla positura del Signore sulla Croce dobbiamo osservare come le immagini dell'Occidente presentano il Crocifisso ancora vivo, con gli occhi aperti, appeso alla Croce con le mani verso l'alto. Al contrario l'icona bizantina lo raffigura morto, con gli occhi chiusi con l'inclinazione del corpo verso destra per accentuare la Sua morte, il divino annichilimento (kénosis).

Il pittore è ispirato soprattutto dai tropari della Chiesa. Essi presentano il Signore nel suo addormentarsi. Per questo l'icona dà al Suo volto tale espressione. La morte e l'Inferno lasciarono incorrotto, impassibile e immortale il corpo del Signore poiché furono annientati dalla vivificante morte dell'Uomo‑Dio.

 La nostra Chiesa inneggia: «Tu che nella Tua carne ti sei addormentato come un mortale, Re e Signore, sei risorto il terzo giorno, ridestando Adamo dalla dissoluzione e annullando la morte. Pasqua d'immortalità, salvezza dell'universo» (Exapostilárion della Domenica di Pasqua).

Sotto la vetta rocciosa del Golgota, su cui è eretta la Croce del Signore, una grotta apre la sua imboccatura. Lì sono raffigurati un cranio, sul quale stilla il sangue che fuoriesce dai piedi del Signore. è il cranio di Adamo, che secondo la tradizione, sarebbe stato sepolto da morto nel Golgota e «fu stabilito che dove l'antico Adamo era caduto sotto i colpi della morte, lì fosse eretto anche il trofeo del nuovo Adamo (= Cristo) contro la morte, intendo dire la Croce» (Eutimio Zigabeno). Sostengono la stessa cosa anche parecchi Padri della Chiesa (Sant'Epifanio, Basilio il Grande e altri).

 

LE ALTRE FIGURE DELL'ICONA.

A destra della Croce sta la Panagía, a volte sola, a volte accompagnata da pie donne. All'impiedi, contempla il proprio Figlio. La mano che porta alla guancia esprime la sua tristezza contenuta; l'altra è levata in un gesto di supplica. Il suo lutto è moderato. Ella crede nella divinità del proprio Figlio, il Quale le dice, secondo l'innografo: «Non mi compiangere, Madre... perché risorgerò e sarò glorificato» (Canone del Sabato santo, Ode IX, Irmós).

Opposta alla posizione della Tutta Santa, quella di Giovanni, dall'altro lato, trasmette sofferenza e paura. Con il corpo piegato e il volto contratto dal dolore anch'egli prende parte al dramma divino. Tiene una delle sue mani al petto e con l'altra solleva il proprio mantello.

Alle spalle di Giovanni vediamo il centurione Longino con la sua armatura di guerra. Guarda il Cristo e confessa la sua innocenza, mentre leva la mano destra in un cenno colloquiale verso il vertice della sua fronte, come se volesse crocifiggerla.

«Il centurione con la sua strana posizione, il movimento della mano e la sua gravità, che entrano in sorprendente contrasto con la nobiltà delle positure e la contenuta espressione di umano dolore delle rimanenti figure, stupisce perché soprattutto è collocato a fianco del quasi inerte Giovanni.

Tuttavia la sua presenza e la sua resa sono assolutamente giustificate. è un personaggio che non partecipa della Passione, un testimone oculare estraneo alla parabola esistenziale del Cristo, forse fededegno, che è sconvolto dalla rivelazione della divinità» (Agápi Karakatsáni).

La pittura culmina in una struttura architettonica che indica il muro di Gerusalemme. Gesù «ha sofferto fuori porta» (Ebrei, 13, 12). Dà spiegazione di ciò il Santo Crisostomo: «Ecco perché fuori dalla città e dalle mura: perché tu apprenda che il sacrificio fu universale, che per la Terra tutta fu resa l'offerta. Perché tu apprenda che la purificazione è comune» (P.G 49, 400).

 

Tratto da CH. G. Gòtzis, O Mistikòs kósmos tôn Vizandinôn ikónon (Il mondo mistico delle icone bizantine), Diaconia Apostolica, Atene 1995. 

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