Custode dell’identità arbëreshe

Scritto da Enrica Riera il . In dall'Eparchia di Lungro

e750b3c8 c43d 4d45 b578 0b95639f126eEra il 13 febbraio 1919 quando Papa Benedetto XV istituiva, con la costituzione apostolica Catholici fideles, l’eparchia di Lungro degli italo-albanesi dell’Italia continentale, che oggi, a distanza di cento anni, conta circa quarantamila fedeli in tutta la penisola.

A ricordarlo è il manifesto che il protosincello Pietro Lanza, vicario generale dell’eparchia, ha affisso a Cosenza sulla porta principale della chiesa che guida. Si tratta della parrocchia del Santissimo Salvatore che, insieme ad altre ventiquattro comunità ecclesiastiche in Calabria, due in Basilicata e in Puglia e una in Abruzzo, rappresenta il prezioso tassello di un mondo che non è andato perduto. E che continua a custodire, nonostante l’inesorabilità del tempo, il rito bizantino, le tradizioni, la lingua e la cultura del popolo arbëreshe e delle comunità albanofone sfuggite alle persecuzioni ottomane e giunte, intorno al quindicesimo secolo, a sud della penisola italiana.

«Gli italo-albanesi, nella provincia bruzia, sono trentacinquemila. Alle spalle hanno seicento anni di storia e pure il merito di rappresentare un perfetto modello di integrazione ecclesiale», spiega monsignor Lanza mentre si appresta a onorare il centenario della diocesi cattolica-bizantina insieme al vescovo Donato Oliverio e agli altri sacerdoti testimoni del dialogo tra Oriente e Occidente. «Siamo cattolici — aggiunge — ma legati alla tradizione greca della Chiesa ortodossa. Grazie al benefico provvedimento di Benedetto XV abbiamo trovato unitarietà e la possibilità di comunicare con il rito latino, respirando, come diceva Giovanni Paolo II, a due polmoni». Per l’occasione a Lungro, la cittadina del Pollino, in provincia di Cosenza, eletta a capitale religiosa degli italo-albanesi continentali, oggi 13 febbraio è in programma la celebrazione della divina liturgia nella cattedrale di San Nicola di Mira, a cui parteciperanno il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, il cardinale Ernest Simoni, ultimo superstite della persecuzione ateista in Albania, il vescovo di Piana degli Albanesi, Giorgio Demetrio Gallaro, diversi presuli di altre regioni italiane e alcuni provenienti dall’Albania, dal Kosovo, dalla Grecia, dall’Ucraina e dall’Ungheria, oltre a rappresentanti della Conferenza episcopale calabra, al presidente della Repubblica albanese Ilir Meta e a responsabili delle ambasciate dell’Albania presso lo Stato italiano e la Santa Sede.

di Enrica Riera - Osservatore Romano, 14 feb 2019

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