Storia e leggenda di Giorgio Castriota "Skanderbeg"

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 Skanderbeg, nacque nel 1405 (la data è incerta) da una delle famiglie più importanti dell'Albania feudale dell'epoca, quella dei Castriota. Il nome di battesimo impostogli fu Giorgio, quindi, prima che gli straordinari eventi che racconteremo più avanti lo affidassero ai posteri come Skanderbeg, egli si chiamava "Gjergj Kastrioti". ll padre, Giovanni Castriota era signore di Kruja, e intratteneva stretti rapporti di amicizia con la Repubblica di Venezia. All'epoca la piccola Albania era una zona strategicamente importante, era la terra di confine con il pericoloso impero turco che regolarmente tentava di espandersi a occidente, con l'ambizione di invadere i balcani, l'Italia e naturalmente Roma. Giovanni Castriota, per anni aveva contrastato l'avanzata degli Ottomani, contando anche sull'appoggio della Serenissima, ma arrivò anche per Kruja il momento terribile della resa. Il Sultano Murat pretese un ingente tributo e la consegna dei suoi quattro figli maschi. Così all'età di 9 anni (ancor più piccolo secondo alcune fonti) Giorgio Castriota fu allontanato dalla sua famiglia e dal mondo cristiano.

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Il rapimento

Durante la prigionia la sorte dei quattro fratelli fu diversa; Stanislao e Reposio furono uccisi, Costantino divenne monaco, Giorgio fu portato alla corte di Adrianopoli ove fu avviato a un rigoroso percorso di istruzione militare. Alla corte rimasero colpiti dalla viva intelligenza del ragazzino, che crescendo si distinse nell'uso delle armi e nella conoscenza delle tecniche belliche. Lo stesso sultano Murat ne fu conquistato, tanto da affidargli incarichi di rilievo. Fu proprio il sultano a dargli il nome islamico Iskender Bej (letteralmente: Principe Alessandro) da Iskander o Skander deriva SKANDERBEG. Skanderbeg percorse brillantemente le tappe della carriera militare fino a diventare generale dei terribili Jeniçer (corpi della morte turchi). Scanderbeg, non era solo un eccellente comandante, ma anche un uomo profondamente colto. Parlava il turco, l'arabo, il greco, l'italiano, il bulgaro, il serbocroato e naturalmente l'albanese. Era di una tale apertura mentale che la verità sulla sua origine riuscì a raggiungerlo, ed egli non esitò a mettere in discussione la sua alta posizione all'interno dell'impero ottomano.

La conversione

In Albania giungevano le notizie delle gesta di Skanderbeg, la popolazione che malsopportava la tirannide iniziò a confidare nel giovane condottiero. Speravano che non avesse dimenticato la sua origine. Skanderbeg ricevette i coraggiosi emissari albanesi nel suo comando, e accolse le preghiere del suo popolo. Si convertì al Cristianesimo e in seguito alla morte del padre decise di schierarsi dalla parte degli Albanesi. L'occasione fu data dalla sconfitta del sultano Murat a Nissa, nel 1443. Skanderbeg approfittò del momento di smarrimento dell'esercito turco, per radunare una schiera di fedelissimi tra i suoi soldati che sarebbe diventata lo zoccolo duro su cui costruire il leggendario esercito di resistenza albanese. Iniziano così i famosi 25 anni di vittorie albanesi che avranno tanta parte nella sopravvivenza dell'Europa cristiana.

Il ritorno

Skanderbeg si impadronì della roccaforte di Kruja con uno stratagemma. Arrivò con i suoi 300 fedelissimi cavalieri e si fece affidare il comando sostenendo che lo stesso sultano lo avesse designato a tale incarico. Skanderbeg prese subito il controllo del castello e ne fece il quartier generale dell'esercito albanese. Nel marzo del 1444 una grande assemblea di principi albanesi, radunata a Venezia, proclamò all'unanimità Skanderbeg come guida della "Lega dei popoli albanesi", un esercito di 10'000 uomini. La reazione del sultano Murat fu immediata, venne inviato un esercito più numeroso di quello albanese, ma la tecnica e le scelte strategiche di Skanderbeg furono premiate. Il sultano organizzò altre spedizioni, ma il condottiero albanese continuava a vincere.


La strategia militare

I piani di battaglia dello Skanderbeg sono rivoluzionari, lo scontro in campo aperto veniva affiancato da una specie di "guerriglia" portata avanti nelle gole e nell'impervio territorio dei monti albanesi. I Turchi dovevano aspettarsi assalti improvvisi in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento del giorno e della notte. Le incursioni notturne di Skanderbeg sono leggendarie: una notte aggiunse alle sue truppe un folto numero di armenti con l'effetto di terrorizzare i Turchi. Si narra della disperazione dei soldati islamici, quando videro scendere giù dai monti migliaia di cavalieri che correvano rumorosi reggendo in mano delle torce. L'accampamento preso di soprassalto, si vide stretto in una morsa, e fu facile per Scanderbeg sbaragliarlo. Era ormai tardi quando i Turchi si accorsero che gran parte dei cavalieri minacciosi era costituito da.. capre!! Skanderbeg aveva legato alle loro corna delle torce.. prima di farle correre all'impazzata giù da i monti!

Vittorie

L'epopea di Skanderbeg abbracciò un quarto di secolo; furono venticinque anni di vittorie, conseguite con coraggio e coerenza. Sbaragliò ripetutamente gli eserciti turchi del sultano Murat, guidati dal comandante Alì Pascià a Torvjolli nel 1444; Firuz Pascià nelle gole di Prizren (1445); Mustafà Pascià nel 1446. Poi nei campi di Pollogut, di Dibra, di Ocrida, e di Domosdove; nelle gole dei fiumi di Drin; nei campi di Shkumbin negli anni 1444-48, 1450-56, 1462-65; nei Campi dell'Acqua Bianca nel 1457; vicino Ocrida nel 1462; nella pianura di Vajkan nel 1465. Una delle sue ultime e più gloriose vittorie fu quella in cui sconfisse il sultano Maometto II nel 1567.

La morte

La vita del condottiero albanese fu una guerra continua, egli combatté con successo e senza sosta sino alla morte, arrivata sul campo di Alessio nel 1468, in seguito a una febbre malarica. Scanderbeg , morì imbattuto, ma dopo di lui non fu possibile individuare un condottiero capace di guidare l' esercito Albanese. Giorgio Castriota Skanderbeg aveva respinto l'avanzata dell'impero ottomano anche dopo la definitiva caduta di Costantinopoli, periodo in cui l'Europa cristiana era in serio pericolo. Quando arrivò la sua morte, le mire imperialistiche Ottomane a occidente erano ormai ridimensionate, ma destino volle che l'Albania perdesse completamente la libertà.

Il dopo-Skanderbeg

Durante i lunghi anni di lotta, Skanderbeg aveva prestato il suo braccio anche all'esercito Aragonese, combattendo nelle Puglie contro Giovanni d'Angiò e sconfiggendolo ad Orsara nel 1462. Ferdinando I d'Aragona dimostrò la sua riconoscenza al condottiero albanese, assegnandogli dei feudi nell'Italia meridionale e quando morì ospitò alla corte di Napoli la moglie Marina Donica Arianiti e il figlio Giovanni. Gli Aragonesi accolsero anche le migliaia di Albanesi che a partire dalla morte di Scanderbeg, fuggirono dalla terra natia, invasa dagli Ottomani. La gran parte dei paesi Albanesi in Italia meridionale, fu fondata negli anni immediatamente successivi alla morte di Scanderbeg.

Curiosità

Per la sua dedizione ricevette il titolo di "Atleta Christi", e più volte fu indicato il suo nome come condottiero di una vera e propria crociata dai papi Eugenio IV, e Pio II.

Sull'elmo di Scanderbeg, faceva bella mostra di sè l'effigie di una testa di capra, animale che ben si adattava alla natura montuosa del territorio albanese, e che ben rappresentava la caparbia determinazione dei suoi abitanti.

Un altro elemento dal forte significato simbolico è la pesante spada di Skanderbeg ; custodita attualmente a Vienna aveva l'elsa forgiata a forma di dragone.


articolo di Francesco Bruno

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