Acquaformosa Comunita’ Bizantina Arbëreshe

Scritto da Giovanni Giuseppe Capparelli il . In Acquaformosa - Firmoza

firmozaepocaL'attuale Acquaformosa ha una lunga storia: esisteva già prima della venuta degli Albanesi che hanno popolato le sue contrade e la hanno avviata ad una nuova fase.
. {mospagebreak title=Abbazia di Aquaformosa}

I monaci cistercensi dell'abbazia di Santa Maria di  Sambucina di Luzzi, nel 1195, fondarono il monastero di Santa Maria di San Leucio o di Acquaformosa. La memoria storica di questo avvenimento é conservata  in un documento custodito nell'Archivio Vaticano, il codice Barberino Latino  3217. F. 96.

Il 1195 é anche la più antica data legata al nome di Acquaformosa.

Questo documento é l'atto  di donazione con il quale, Ogerio e sua moglie  Basilia, Signori di Brahalla, l'odierna Altomonte, donarono ai monaci cistercensi alcune terre ove avrebbero potuto edificare un monastero.

All'interno di queste terre i monaci scelsero un posto ameno, da lì con un solo sguardo si potevano abbracciare la pianura di Sibari, le montagne della Sila e del Pollino, il mare Ionio, il cielo infinito. La natura era rigogliosa, scorreva acqua limpida, pura e fresca. Costruirono il monastero, forse vicino ad un'antica piccola chiesa e lo dedicarono, come tutti gli altri dell'ordine cistercense, alla Madre di Dio.

In poco tempo il cenobio, che aveva attirato la benevolenza di molti signori dell'epoca, fu riccamente dotato di   possedimenti, grazie a ricche donazioni.

Il più munifico con l'abbazia di Acquaformosa fu senz'altro Federico II.

Le donazioni furono talmente cospicue, che l'abbazia di Acquaformosa era diventata proprietaria di possedimenti terrieri che si estendevano dal territorio di Tarsia  fino all'isola di Dino, al largo di Scalea. Anche se non tutti i territori ricadenti tra queste due linee di confine appartenevano all'abbazia, il patrimonio accumulato dal cenobio acquaformositano era considerevole. La parte di territorio più consistente di proprietà dell'abbazia  era quello compreso tra il torrente Galatro, che oggi segna il confine tra i comuni di Lungro e di Acquaformosa, e i monti della Mula. Alcuni studiosi sono giunti alla conclusione che anche il Santuario della Madonna del Pettoruto sia stato eretto su iniziativa dei monaci di Acquaformosa. Il Barillaro ne indica anche la data di erezione: il 1274; il Perrone afferma che fin dal 1226 il Santuario del Pettoruto era una grancia dell'abbazia di Acquaformosa.

La forma architettonica del monastero di Acquaformosa ci é sconosciuta, ma non doveva essere molto diversa da quella dei monasteri giunti sino a noi in quanto le abbazie cistercensi avevano ed hanno tutte un aspetto comune, perché la spiritualità di San Bernardo di Chiaravalle ha loro imposto, per così dire, la pianta, l'altezza, il decoro. Secondo il santo, i monaci dovevano essere poveri e questa condizione doveva manifestarsi anche nei loro monasteri. Pitture e sculture avevano il loro posto nelle chiese e nelle cattedrali aperte al culto, ma non avevano alcuno scopo nei monasteri dei contemplativi, i quali si erano innalzati al di sopra dei sensi e la cui gioia consisteva nel trovare Dio in pura fede.

Ciononostante il monastero di Acquaformosa custodiva pregevoli opere d'arte: la statua lignea della Madonna della Badia, di autore ignoto, di provenienza francese del XV secolo; due dipinti raffiguranti santi monaci, probabilmente  San Benedetto da Norcia e San Bernardo di Chiaravalle, e una grande tavola raffigurante l'Assunzione della Vergine, opere del pittore senese Marco Pino.

Inoltre, nel cenobio erano custodite le reliquie di più di cento santi. Ogni reliquia era posta in un reliquiario. Solo diciasette reliquiari sono pervenuti fino ai giorni nostri e sono conservate nella Chiesa della Immacolata Concezione.

Dopo un periodo di floridezza economica e spirituale, il monastero subì un lento ma inesorabile declino.

Alla morte dell'abate Francesco di Carraria l'abbazia fu concessa in commenda. Commendatario venne nominato il chierico napoletano Carlo de Cioffis, che ne fu provvisto con bolla pontificia del 3 aprile 1490.

 


{mospagebreak title=Arrivo degli Albanesi}

Durante il governo dell'abate commendatario Carlo Cioffi, nei territori dell'abbazia di Santa Maria di Acquaformosa, giunse un gruppo di profughi albanesi fuggiti dalla loro patria per sottrarsi al dominio dell'invasore turco.

La prima prova che, in modo inequivocabile, attesta la presenza degli albanesi nel territorio di Acquaformosa, é il documento "Capitolazioni degli albanesi di Acquaformosa col Monastero di S. Maria" conservato nell'Archivio Vaticano nel codice Vaticano Latino 14.386. F. 9 ss.

Le "Capitolazioni" firmate nel 1501 tra gli albanesi con a capo Piligrino Capparello, e l'abate commendatario del Monastero di Santa Maria di Acquaformosa, rappresentano l'atto costitutivo del casale e, nello stesso tempo, la fonte delle norme regolatrici dei rapporti tra gli albanesi e il monastero.

Nel Breve cenno monografico-storico del Comune di Acquaformosa, il sacerdote Domenico De Marchis riporta il nome di ventidue albanesi che si insediarono nei territori concessi dall'abate. Anche se non riportato dal De Marchis tra i primi albanesi insediatisi ad Acquaformosa c'era un sacerdote, Michele Zenempisa.

Il dato storico é desumibile da alcune iscrizioni rinvenute nei codici greci 271, 272, 273, 274, 385 e 445, oggi custoditi nell'Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata.

Di questi codici, si tratta di manoscritti liturgici in greco, quelli contraddistinti con i numeri 272, 274 e 385 sicuramente erano in dotazione della chiesa parrocchiale di Acquaformosa in quanto tre distinte iscrizioni ne indicano la provenienza. Secondo gli studi di P. Marco Petta i codici più antichi il 271 e il 385 probabilmente sono stati copiati in Oriente, nell'Epiro, gli altri, invece, sono stati copiati in Italia. Lo scriba di tutti i codici fu Michele Zenempisa che officiava presso la comunità albanese sia in Albania sia quando questa si trasferì in Italia.

Lo storico Tajani colloca tra il 1476 e il 1478 l'esodo degli albanesi, che poi s'insediarono anche ad Acquaformosa.

 

{mospagebreak title=Provenienti dalla Beozia}

Se la data dell'esodo é di difficile individuazione ancor più difficile é stabilire il luogo di provenienza dei profughi che poi fondarono Acquaformosa.

Recenti studi hanno avanzato l'ipotesi che i primi abitanti di Acquaformosa provenissero dalla regione greca della Beozia, e precisamente da Caparelli di Tebe.

Casale di Altomonte fino all'inizio del 1800, Acquaformosa divenne Comune autonomo a seguito delle leggi francesi che riorganizzarono amministrativamente il vecchio regno borbonico. Solo nel 1848, a seguito di numerosissime dispute legali il territorio di Acquaformosa assunse la consistenza che ancora oggi conserva.

Gli abitanti di Acquaformosa all'epoca del loro insediamento nel 1501 erano 22 come riportato dal De Marchis (anche se essendo elencati solo uomini è probabile che la popolazione fosse più consistente), erano 135 nel 1543. Nel 1669 gli abitanti erano circa 510, nel 1861 si contavano 1661 anime, gli abitanti nel 1951 erano 1812, nel 2005 i residenti sono circa 1200.


Oggi, Acquaformosa è in provincia di Cosenza, la sua popolazione parla ancora l'avita lingua albanese, professa la religione cattolica di rito grco-bizantino, dal loro arrivo gli abitanti di Acquaformosa furono affiliati alla diocesi di Cassano all'Ionio, nel 1919 passarono sotto la giurisdizione dell'Eparchia greca di Lungro eretta in quello stesso anno.

 


 {mospagebreak title=Le Chiese}

Ad Acquaformosa quattro sono le chiese aperte al culto pubblico: la chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, la chiesa della Immacolata Concezione della Vergine Maria, la chiesa della Madre di Dio Misericordiosa, e il santuario di Maria Santissima del Monte. Vi sono anche alcune cappelle private tra le quali quella dedicata alla Madre di Dio Addolorata.

La chiesa parrocchiale, dedicata al patrono San Giovanni Battista, é stata costruita dai primi profughi albanesi agli inizi del 1500. Probabilmente venne ultimata già nel 1526. Cadente, fu demolita e ricostruita, tra il 1936 e il 1938. La festa patronale si celebra il 29 agosto.

Le sacre immagini dell'iconostasi della chiesa matrice di Acquaformosa sono state realizzate tra il  1940 e il 1942  da Giambattista Conti.

Dal 1988, un'idea di papàs Vincenzo Matrangolo, sta prendendo forma: il maestro mosaicista Biagio Capparelli, di Acquaformosa, coadiuvato da discepoli anch'essi del posto, ha dato avvio alla progettazione e alla realizzazione dell'imponente catechismo visivo che oggi é la Chiesa di San Giovanni Battista. Sono già stati realizzati oltre 1200 metri quadrati di mosaico, che raffigurano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, per completare l'opera manca solo la realizzazione del mosaico su parte della navata sinistra.

La Chiesa dell'Immacolata Concezione é stato il primo oratorio degli Albanesi giunti ad Acquaformosa.

Costruita tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, la sua struttura originaria nel corso dei secoli é stata soggetta ad almeno due interventi di ampliamento, le cui tracce sono visibili sulle pareti.

Gli affreschi, rinvenuti casualmente a seguito di lavori di restauro, risalgono all'epoca della sua costruzione.

Sulla parete laterale destra é raffigurato San Nicola di Mira o di Bari con in mano un vassoio con i tre pani d'oro, prezzo del riscatto di tre vergini, seguono Santa Parasceve martire e l'apostolo Pietro. Al centro la Deesis; dell'antico affresco sono sopravissute parti delle figure della Madre di Dio e del Battista e l'aureola del Signore.

Nel secolo XVII la cappella é stata allargata ed innalzata. Sono stati aggiunti, in alto, gli affreschi di San Giorgio Megalomartire e di Santa Caterina di Alessandria.

La chiesa della Madre di Dio Misericordiosa è la più recente delle chiese di Acquaformosa. Al suo interno si venera l'icona della Madre di Dio. L'immagine é la copia di un'icona custodita sul Monte Athos. L'icona é stata eseguita in Grecia nel 1973, da Falina Papoula, iconografa del Museo Bizantino di Atene e raffigura la Brephocratoùsa, "Colei che tiene in braccio il bambino".

Il santuario di Maria Santissima del Monte é ubicato ad oltre 1400 metri sul livello del mare. Non si conosce la sua data di fondazione; é probabile che il primo nucleo dell'attuale edificio sia stato eretto tra i secoli IX-XI, quando i monaci, spinti dalla minaccia iconoclasta e dall'espansione islamica, trovarono rifugio in gran numero in terre lontane e nascoste dell'impero bizantino.

All'interno della chiesa rupestre  é custodita una splendida effige della Madonna che allatta. La statua, in tufo, risale al XIV secolo e, secondo la tradizione popolare, fu lì portata da un pastore che l'aveva trovata nell'anfratto di una parete scoscesa chiamata Timba e piasur «Pietra spaccata».

Il santuario è meta di pellegrinaggio degli abitanti di Acquaformosa e dei paesi limitrofi. La festa più importante che si celebra in questo santuario è quella dedicata a Sant'Anna, l'ultima domenica di luglio.

 


 {mospagebreak title=Personaggi storici.}

Molti personaggi nati ad Acquaformosa sarebbero degni di menzione, per ovvie ragioni se ne fa cenno solo di alcuni. Simeone Orazio Capparelli, poeta popolare i cui versi ancora oggi sono recitati a memoria dalle persone più anziane; Leonzio Capparelli,  medico e scrittore; Annunziato Capparelli,  patriota; Vincenzino Capparelli,  medico e filosofo, è stato uno dei massimi studiosi italiani del pensiero di Pitagora.

I personaggi storici più importanti di Acquaformosa sono stati due religiosi: Mons. Giovanni Mele e Padre Vincenzo Matrangolo.

 



 


 (Besa/Roma).

 

Bibliografia:

D. De Marchis,  Breve  cenno  monografico-storico  del  comune  di Acquaformosa, Tipografia Migliaccio, Salerno 1957, ristampato nel 2001 da Il Coscile  di Castrovillari;

G. G. Capparelli, Acquaformosa, Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza 2001;

V. Capparelli, Lo sperpero della proprietà di un popolo, Tipografia Macrini, Castrovillari 1923.

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