San Nicolò di Mira – Culto di Dulìa il 6 dicembre a Mezzojuso

Scritto da Pietro Di Marco il . In Mezzojuso

Abitino_della_Confraternita_di_S._Nicolo Gli abitanti di questo paese sono stati autori di un processo di transculturazione, durante l'incontro‑scontro con la cultura greco‑bizantina, che li ha fatti approdare ad un'acculturazione propiziatrice di arricchimento.

Notiamo come alcune feste, in questo caso il culto di Dulia al patrono S. Nicolò, sia caratterizzata da un cibo particolare.

. {mospagebreak title=I colivi: un frutto del pane e non solo. }

Origine e natura

La parola κολυβα significa, oggi, grano bollito.
Nell'antichità classica designava anche frutta e dolciumi.
Alcuni fanno derivare questo vocabolo da κωλυφια: panini che erano serviti agli atleti.
I colivi sono usati tanto per onorare qualche santo (culto di Dulìa) quanto per commemorare un defunto: si hanno così i colivi festivi ed i colivi mortuari.
All'utilizzo dei colivi si suole attribuire un'origine miracolosa.
Avendo Giuliano l'Apostata prescritto che tutte le derrate alimentari venissero sul mercato, solo dopo essere state offerte agli idoli o almeno cosparse col sangue dei martiri, i cristiani erano ridotti o a morire affamati o ad associarsi al culto idolatrico.
Fu allora che Teodoro Mirone, martirizzato il 17 Luglio 306, apparve in sogno ad Eudossio, vescovo di Eucaite, e gli ingiunse di mangiare e di fare mangiare ai cristiani frumento bollito anziché qualsiasi altro cibo.
Quel frumento bollito, chiamato kóluba dagli abitanti di Eucarite, fu religiosamente accolto dagli altri cristiani.


Preparazione dei colivi

Per preparare i colivi si comincia dal fare bollire una certa quantità di grano, che, ritirata dal fuoco, si lascia poi evaporare totalmente all'aria.
La pasta così preparata viene mescolata con farina abbrustolita e cosparsa con zucchero.
Si aggiungono chicchi di zibibbo, mandorle, nocciole tostate ed erbe odorifere (va notato però che negli ultimi anni questi ingredienti sono stati tolti).
Ciascuno, secondo la peculiarità della propria coltura, offre il suo prodotto e si ha così una convergenza culturale.
Quando tutto è ben mescolato ed impastato si cosparge ancora con farina abbrustolita e con polvere di zucchero in modo da formare una pasta omogenea.
Se i colivi sono destinati al culto di Dulìa sulla superficie viene riprodotta in parte o in tutto la figura del Santo.


Significato dei colivi

Il frumento, secondo i liturgisti e gli autori mistici della Chiesa bizantina, è simbolo del corpo umano destinato a risorgere a nuova vita dopo la corruzione e la polvere del sepolcro.
Questo simbolismo è ispirato al ben noto testo evangelico «Se il chicco di frumento caduto in terra non muore non potrà produrre frutto».
Le piante odorifere esaltano le virtù e le buone opere della vita dei Santi.
In questa radicale esigenza di rinnovamento dell' «homo religiosus» si mostra la ricerca del sacro, la tensione alla santità.
L'«homo religiosus», nutrendosi del συμβολον rappresentato dal colivo, aspira a diventare «homo novus» seguendo l'esempio del santo che venera.





{mospagebreak title=I Panuzza di S. Nicolò}

I  "Panuzza" di S. Nicolò

Panuzza_di_San_NicolòSan Nicolò è a Mezzojuso quello che in tutta la Sicilia è San Giuseppe: il gran padre della provvidenza e il tutelare delle ragazze orfane.
Questo grande santo, arcivescovo di Mira nella Licia, morì nel 342. Nel 1087 le sue spoglie furono trasportate a Bari.
Mezzojuso lo vuole suo patrono sin dal 23 aprile 1643.
Nella Matrice greca vi è una cappella dedicata al Santo ed un'artistica statua in legno realizzata nel XVII sec.
Ogni anno in questa pregiata statua di San Nicolò, durante la Liturgia in lingua greca ed in rito bizantino, il 6 Dicembre, vengono sostituiti i tre panini che reca il Santo con quelli nuovi eseguiti di proposito e scelti come più belli tra i tanti preparati dai fedeli devoti.


Preparazione dei «Panuzza»

Questi «Panuzza» di S. Nicolò sono di forma rotonda, dal diametro di circa cm. 5, sono eseguiti in modo che risultino più duri di quelli normali.
Le donne chiedono in prestito i «bbulla», che sono antichi punzoni di legno con i quali vengono incisi questi panini che, spennellati d'uovo, alla cottura del fuoco acquistano il colore dell'oro antico.
Nel panino è rappresentata l'immagine di S. Nicolò benedicente, in altri il motto costantiniano in caratteri greci:

« IΣ - ΧΣ   NI - KA ».

Secondo una leggenda, il Santo sfamò con tre soli panini la città di Mira afflitta da carestia.
Le massaie, che sanno quanto sia importante la cottura del pane, quando lo mettono al forno, poiché «lu furnu conza e guasta», pronunziano la seguente invocazione: «Santu Nicolò beddu di dintra e beddu di fora», gli chiedono che il pane possa riuscire a giusta cottura e fragante.

Significato dei  «Panuzza» di San Nicolò

Scrive Ignazio Gattuso: "Tradizione particolare è la distribuzione dei «panuzza» di San Nicolò, quei panini che portano impressa a rilievo nella parte superiore l'immagine del Santo oppure il motto costantiniano in caratteri greci:                                                                                                

« IΣ - ΧΣ   NI - KA »
’Ιησους Χριστòς Νικâ
Gesù Cristo vince.

Tale concetto di vittoria è presente anche nel nome del Santo: Νικóλαος da
νíκη (vittoria) e λαóς (popolo) e, perciò, «vincitore tra il popolo» ".
Questi «panuzza» vengono distribuiti gratuitamente a tutte le famiglie che  li mangiano senza dimenticare di asportare da alcuni la crosta con l'immagine di San Nicolò, che si conserva perché, se un grave temporale dovesse abbattersi sul paese, lanciandola sui tetti, serve a placare la tempesta.
I colivi di San Nicolò ci portano a diretto contatto col pathos, l'ekós e l'ethos dell'«homo religiosus» di Mezzojuso.
Ciò che si evince è il grande senso di venerazione e la profonda devozione che i fedeli nutrono nei confronti del Santo Taumaturgo.
Quella dei «panuzza» è una tradizione che riesce ad infrangere le barriere sociali ed accomuna tutti in un autentico spirito di famiglia nella consapevolezza di far  parte  dell'unico popolo adunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

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