Angelo Pugliese: un brigante di Lungro

Scritto da Emilio Veteri il . In Lungro - Ungra

pugliese Il brigante Angelo Pugliese, nato a Lungro, era noto come don Peppino il Lombardo, ed è universalmente considerato il capostipite e vero cavallo di razza del grande brigantaggio post-unitario. Era un pastore che s’era fatto bandito e che, condannato all’ergastolo, era stato tradotto all’isola di Santo Stefano, dove aveva avuto come compagni Silvio Spaventa e Luigi Settembrini. Fuggito dall’Arsenale di Palermo dove era stato trasferito, costituì una banda arruolando briganti come Filippo Magnafridda, Masi, Lo Cicero, Valvo, Salpietra e Randazzo, tutti nomi che, assai presto, sarebbero stati sulla bocca di tutti.
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Con Pugliese, che si specializzò in grassazioni e in sequestri di persona, il brigantaggio perse la sua primitiva ed estemporanea individualità e passionalità per diventare disciplina e organizzazione, ma con una novità speciale: quella dello scioglimento della "comitiva" al compimento di ogni impresa, per essere, poi, riunita, a tempo debito, nel cosiddetto Giardino Nicolosi, dal nome dei proprietari complici: benestanti e senza sospetti, che lo avrebbero tradito per una croce di cavaliere e per farsi dei meriti con i nuovi governanti. Il Pugliese, infatti, aveva sciolto la banda e si era rifugiato a Susa di Tripoli, cangiando idee e mestiere, ma ebbe fatta la spia proprio dai fratelli Nicolosi, che se ne facero vanto procurandosi biasimo e disprezzo da parte della gente. Giovanni Nicolosi ebbe i ringraziamenti ufficiali del prefetto Gualtiero e il fratello Francesco, che era avvocato e sindaco di Lercara, ricevette la croce mauriziana e il diploma in "riconoscimento di un nobile risultato".
 
"IL BRIGANTAGGIO IN SICILIA"

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