Pubblicata la nuova edizione del volume "Viaggio in Arberia"

Scritto da Margherita Celestino il . In Libri in recensione

viaggio_in_arberia.jpgMargherita Celestino,  VIAGGIO IN ARBERIA   Guida attraverso gli itinerari turistico-culturali dei paesi arbereshe d'Italia, Ed.  Prometeo, Castrovillari, 2009  

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L'Arbëria come patrimonio culturale 
 di Pierfranco  Bruni

Il dibattito recente intorno ai processi etnici diventa sempre più importante e si arricchisce di nuovi significati sia istituzionali che di apertura politico - culturale. Si discute se considerare le minoranze linguistiche storiche delle vere e proprie minoranze o delle "presenze minoritarie". Un esempio emblematico resta la storia del territorio dell' Arbëria . L' Arbëria, in realtà,  è il territorio dove vivono le comunità Italo - Albanesi. Il libro di Margherita Celestino è un ottimo contributo per entrare in un territorio ma anche in una idea di cultura dell' Arbëria.

L' Arbëria non è solo un tessuto territoriale o una geografia dentro la quale si misurano i limiti di una realtà storica e culturale. L' Arbëria non circoscrive più confini e neppure definisce luoghi o eredità o addirittura appartenenze. E neppure definisce soltanto comunità all'interno di una dimensione nazionale. Ormai il concetto di Arbëria è molto più esteso e si incentra anche in una visione in cui storia, letteratura, tradizione, rito sono interazioni in una dimensione di una cultura che diventa sempre più immateriale. Un'intuizione della Celestino che si raccoglie leggendo il testo. 

Eppure l' Arbëria insiste come territorio. C'è un territorio reale che è quello dell'asse geografico che racchiude le comunità italo - albanesi ma c'è, altresì, un immaginario che spazia in un tempo che è quello di un popolo in fuga verso l'Occidente. Un popolo che ha vissuto la diaspora e continua a vivere (almeno fino a qualche anno fa era più accentuato) di fughe. 

Questo popolo albanese, che è stato attraversato dai viaggi della disperazione in nome di una difesa di un Oriente che viveva la cristocentricità attraverso un rito profondamente bizantino, ha trovato nel Regno di Napoli (in quello che è stato il Regno di Napoli) un modello di civiltà che ha saputo ben accettare e accogliere sia le istanze culturali che le emergenze storiche (tranne alcuni casi particolari che richiamano ad una intolleranza da parte del mondo ecclesiastico di allora). 

La dimensione geografica dell' Arbëria, appunto, è dentro la storia di un Regno di Napoli sempre più proteso ad un incontro tra i Paesi dell'Occidente e quelli dell'Oriente, grazie ad una lettura articolata di un Mediterraneo che resta costantemente una cerniera tra le culture. 

Su quattro elementi di base si rappresenta l' Arbëria e si consolida come fenomeno identitario: la lingua (che resta il dato centrale perché una comunità che ha perso la sua koinè è soggetta ad una costante distrazione identitaria e non ha possibilità di tramandare quei segni e quei simboli che solo la parola può sottolineare e trasmettere), il rito (quindi la religiosità), la tradizione (i fenomeni legati ad elementi propriamente antropologici), l'arte e la letteratura (che costituiscono un unico percorso: almeno dovremmo poterlo leggere come un percorso di integrazione tra l'immagine e l'oralità). Sono direttrici che troviamo nel viaggio che compie l'autrice di questo testo. 

In fondo l' Arbëria è costituita dalle comunità che abitano proprio quel territorio che ha come riferimento una dichiarazione di civiltà. Mi riferisco alla costante grecità mai venuta meno in un collegamento tra il Regno di Napoli e i Paesi frontalieri nel versante Adriatico. 

L'Albania è l'Adriatico che entra nel Mediterraneo. O meglio: è l'Oriente, con la sua storia musulmana, con la presenza islamica (che non vuol dire anticristianità) che penetra lo spirito occidentale e cristiano. L'Albania è realmente il Paese delle contraddizioni. Ma non sempre le contraddizioni sono da ritenersi negative. Sono nella consapevolezza di una maturità in cui la cultura si definisce come prioritario messaggio di un incontro. 

L' Arbëria oggi si presenta con delle manifestazioni che non possono essere eluse da uno sguardo attento. Da una parte c'è la sicurezza di una integrazione ben consolidata nei secoli (e fortemente voluta da Giorgio Castriota Scanderbeg, vissuto tra il 1405 e 1468) e dall'altra ci sono elementi di eredità che possono essere considerati dei codici di una appartenenza che oggi si lascia leggere sotto un profilo che è soltanto antropologico. 

Credo che l'effetto antropologico si dipana come valenza di una tutela di un patrimonio, ma è naturale che questo riferimento prettamente etnico (l'etnia è il portato della memoria di un popolo che resta tale solo se riesce a difendersi come civiltà e quindi come necessità di radici) non può reggersi senza il trasporto della lingua. Ma sono due capisaldi di una cultura che insiste in un vocabolario in cui il sentimento dell'immateriale è fondamentale nonostante che l'effetto antropologico sia da rintracciarsi anche nelle forme dell'oggetto. 

Come mantenere viva la testimonianza culturale del territorio che passa sotto il nome di Arberia? I quattro punti evidenziati (la lingua, il rito, la tradizione, l'arte-letteratura) sono la prospettiva non solo di una appartenenza che resta dentro l'eredità culturale di un territorio ma costituiscono un modello di tutela. 

In virtù di ciò, l' Arbëria, tratteggiata dalla Celestino, è patrimonio non solo culturale ma è da considerarsi come patrimonio di una umanità soprattutto in un legame tra Oriente ed Occidente. Ciò premesso, va detto che l' Arbëria  è dentro quel dialogo tra cultura latina e storia bizantina. Definendo questi presupposti  non solo si tutela la storia ma si valorizza una eredità in quel Regno di Napoli che è, al di là delle metafore, sempre più Mediterraneo.


Sito internet della guida: www.viaggioinarberia.altervista.org

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