|
16 Giugno 2006
| Indice |
|---|
| Pievetta e Bosco Tosca: La ripresa della Coscenza |
| Testo originale in arbëresh |
| Tutte le pagine |
Queste due borgate dove si sono insediati gli albanesi di una delle tante diaspore dovute a cause ormai ben conosciute, per molti di noi arbëreshë che ancora parliamo la lingua d'origine, sono sempre state nient'altro che una sfuggevole curiosa notizia su questi albanesi insediatisi così a nord: addirittura nella tanto dibattuta "padania" e sulle rive del "sacro Po".
Il primo impatto che avrà chi voglia fare una visita in questi due antichi insediamenti di origine albanese, sarà di lontananza e di dimenticanza: lontananza geografica dalla madrepatria e dimenticanza dai cuori degli altri arbëreshë.
In un secondo momento, girando per questi due piccoli borghi in provincia di Piacenza, distanti tra di loro il classico tiro di schioppo, parlando con gli abitanti - cordiali e disponibili come tutti gli arbëreshë" -, ci si renderà conto di una cosa singolare, quasi tutti hanno lo stesso cognome: Tosca, Tosco, Albanese e Albanesi, ed è anche tutto ciò che se ne estrae dai certificati di nascita, di matrimonio e da quelli di morte: sempre e solo Tosca, Tosco, Albanese e Albanesi.
Quanto appena detto è dimostrativo dell'isolamento patito da questo nucleo molto lontano dagli altri insediamenti arbëreshë: troppo lontano per l'epoca nella quale l'Italia era divisa in stati e dalle relative dogane. Ancora più incredibile però, appare il disinteresse che gli altri "cugini arbëreshë" hanno avuto per Pievetta e Bosco Tosca, oppure, se interessamento ce stato, esso si limitava ad una opportunistica e mera richiesta telefonica per documentazione - al proprio domicilio - che i solerti funzionari dell'ufficio cultura mandavano a questi "fantomatici ricercatori arbëreshë.
A prescindere da quanto suddetto, sabato tre giugno, invitati dall'amministrazione del comune di Castel San Giovanni - Pievetta e Bosco Tosca ne sono frazioni - una folta delegazione dell'associazione "Vatra Arbëreshe" di Chieri, è stata in visita nei due borghi di origine albanese in terra piacentina.
Occasione per l'incontro, nel segno della reciproca collaborazione, è stata l'inaugurazione di alcune targhe toponomastiche in ricordo della propria storia ed origine albanese: così come chiaramente si legge nelle targhe appena scoperte sull'argine del Po.
Il convegno
La mattinata di sabato 3 giugno ore 10,30, la delegazione di "Vatra Arbëreshe" di Chieri è stata accolta nelle sale di "Villa Braghieri" per il convegno: "L'insediamento arbëresh delle famiglie Albanesi e Tosca nella Valle del Po tra il ‘500 e il ‘600".
Relatori: Ing. Natalino Ferrari - Assessore al Turismo di Castel San Giovanni; il Dr. Claudio Tosca - Comitato Storico Castellano - "Brevi riflessioni sull'insediamento Arbëresh nel territorio comunale"; la Prof.ssa Angela Cobianchi - Presidente Comitato Storico Castellano - "L'insediamento Arbëresh tra il ‘500 e il ‘600. Note Storiche"; il Prof. Vincenzo Cucci - Presidente Associazione "Vatra Arbëreshe" di Chieri - "Le Minoranze Linguistiche Storiche d'Italia fuori dai territori originali". Al convegno è seguito: un dibattito dei presenti, la lettura di alcune poesie in italiano ed in arbëresh, nonché il reciproco scambio di doni: dalle autorità Castellesi a "Vatra Arbëreshe" e viceversa; la mattinata ha avuto termine con la visita guidata alle interessanti bellezze architettoniche a Villa Braghieri splendidamente affrescata.
Il segno della memoria
Alle ore 16,00, sugli argini a contenimento del Po - presumibilmente sul punto dove gli albanesi sbarcarono - con emozione si è assistito alla riconquista della propria memoria, attraverso la scopertura delle targhe recanti notizie storiche e turistiche: la delegazione arbëreshe di Chieri alla scopertura delle targhe, intonando il canto "Oj e bukura Morè", ha fatto risentire in quei luoghi la musicalità della lingua albanese che in quelle due borgate non viene più parlata da ormai cent'anni. Dall'associazione "Vatra Arbëreshe" di Chieri ai vari Albanesi e Tosca di Pievetta e Bosco Tosca, con la disponibilità a collaborare, vanno gli auguri affinché il percorso intrapreso valga loro il riconoscimento di insediamento storico-linguistico: almeno questi Albanesi e Tosca - forse aiutati dal loro cognome - non hanno mai rinnegato la loro origine e non si vergognano di dire: "Noi siamo di origine albanese!"
Scritto in lingua arbëreshe
da Tommaso Campera e dallo stesso tradotto in italiano








