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10 Febbraio 2010
Navigando su internet ho scoperto, che anche i paesi arbërëshë di Calabria Citeriore sono stati inseriti nella sezione street view, di Google Maps. L'opportunità di poter esaminare anche gli angoli più reconditi delle pertinenze albanesi mi ha particolarmente entusiasmato; avendo a disposizione infinite visioni prospettiche su ciò che osservo da decenni; ho dato subito inizio ad un viaggio virtuale, attraverso i paese di Provincia Citra.
Ma la finestra aperta dalla street view car, ha messo a nudo una realtà inaspettata, lasciandomi profondamente deluso, sia come Architetto ma soprattutto in quanto arbërëshë. Prima dell'avvento di internet, le informazioni sui materiali per gli addetti ai lavori in campo Architettonico, era consuetudine ricavarle dall'Archivio Edile; una raccolta di depliant o vetrina di prodotti messi a disposizione, dei tecnici e addetti ai lavori, dall'industria del settore edilizio.
Nell'esaminare gli scenari, di street view, dei paesi arbërëshë ho avuto l'impressione di sfogliare quell'antico Archivio Edile, con la differenza sostanziale che, nel catalogo i materiali se pur diversificati, avevano un ordine metodologico; le immagini dei paesi albanofoni mi davano l'impressione di trovarmi innanzi ad una Babele, ove, i materiali più disparati sono usati in modo non oculato, spregiudicato e assolutamente leziosi. La giustificazione, sta nel fatto che i siti di pertinenza minoritaria Italo-Albanese, sino a un decennio addietro, non erano mai stati oggetto di ricerca e studio, da parte di esperti multidisciplinari, che con certosina perizia fossero riusciti a dare un percorso metodologico chiaro, Storicamente supportato, in ambito Urbanistico e Architettonico. L'attuale regolamentazione a tutela dei Beni Architettonici e Paesaggistici, ha unificato le disposizioni in un unico testo, contenente le linee guida per la salvaguardia dei Beni Culturali, D.L. n°42 / 2004, ma che affonda le sue radici nella carta di Atene del 1931.
Nonostante ciò, da salvaguardare è rimasto poco, solo la speranza della ricerca fisica, di sporadici esempi da incorniciare e catalogare come memoria storica, aspettando futuri più rosei, per i tanti manufatti ormai stravolti e illeggibili nelle loro tipologie edilizie Parafrasando "cerce homo" oserei dire "cerce l'Architettura", poiché, stravolgendo la tipologia urbana e architettonica; lo scenario che si presenta, potrebbe essere usato come location dove il personaggio, vagando all'interno delle pertinenza minoritaria Italo-Albanese, va alla ricerca del dilapidato patrimonio architettonico. Se le Amministrazioni locali dei paesi arbërëshë, a cui invano mi rivolgo da anni, non prendono atto dei valori che quotidianamente si vanno sempre più affievolendo e con essi la perdita del genius loci, a breve, non rimarranno altro che inutili, flebili e confuse manifestazioni folcloristiche, assieme a tante immagini, destinate a perdere il loro misero valore.
Attualmente le opportunità economiche delle Amministrazioni locali si sono ridotte notevolmente rispetto al passato, ma la funzione di controllo non deve lasciare spazio a futuristici scenari che non ci appartengono. Rimangono i privati a cui rivolgere l'attenzione, i quali sino ad oggi, o per successioni ereditarie o nel tentativo di tenere in vita i luoghi della loro infanzia, conservano ancora validi esempi di architettura minoritaria; che racchiudono, in essi, metodologie di edificazione, non travolte dai processi di inconsapevole manomissione. Ormai bisogna rivolgere l'invito, a tutti coloro che a breve o medio termine, intendano recuperare o dare vita a questi pochi esempi di architettura arbërëshë, ancora intatti. on l'auspicio che mirate e intelligenti scelte, siano inoltrate, nei confronti di chi conosca le discipline del Restauro e della Conservazione, senza perseguire lo scopo del mero risultato "dell'abbellimento", divenuto pericolosamente di uso Comune.
Nell'esaminare gli scenari, di street view, dei paesi arbërëshë ho avuto l'impressione di sfogliare quell'antico Archivio Edile, con la differenza sostanziale che, nel catalogo i materiali se pur diversificati, avevano un ordine metodologico; le immagini dei paesi albanofoni mi davano l'impressione di trovarmi innanzi ad una Babele, ove, i materiali più disparati sono usati in modo non oculato, spregiudicato e assolutamente leziosi. La giustificazione, sta nel fatto che i siti di pertinenza minoritaria Italo-Albanese, sino a un decennio addietro, non erano mai stati oggetto di ricerca e studio, da parte di esperti multidisciplinari, che con certosina perizia fossero riusciti a dare un percorso metodologico chiaro, Storicamente supportato, in ambito Urbanistico e Architettonico. L'attuale regolamentazione a tutela dei Beni Architettonici e Paesaggistici, ha unificato le disposizioni in un unico testo, contenente le linee guida per la salvaguardia dei Beni Culturali, D.L. n°42 / 2004, ma che affonda le sue radici nella carta di Atene del 1931.
Nonostante ciò, da salvaguardare è rimasto poco, solo la speranza della ricerca fisica, di sporadici esempi da incorniciare e catalogare come memoria storica, aspettando futuri più rosei, per i tanti manufatti ormai stravolti e illeggibili nelle loro tipologie edilizie Parafrasando "cerce homo" oserei dire "cerce l'Architettura", poiché, stravolgendo la tipologia urbana e architettonica; lo scenario che si presenta, potrebbe essere usato come location dove il personaggio, vagando all'interno delle pertinenza minoritaria Italo-Albanese, va alla ricerca del dilapidato patrimonio architettonico. Se le Amministrazioni locali dei paesi arbërëshë, a cui invano mi rivolgo da anni, non prendono atto dei valori che quotidianamente si vanno sempre più affievolendo e con essi la perdita del genius loci, a breve, non rimarranno altro che inutili, flebili e confuse manifestazioni folcloristiche, assieme a tante immagini, destinate a perdere il loro misero valore.
Attualmente le opportunità economiche delle Amministrazioni locali si sono ridotte notevolmente rispetto al passato, ma la funzione di controllo non deve lasciare spazio a futuristici scenari che non ci appartengono. Rimangono i privati a cui rivolgere l'attenzione, i quali sino ad oggi, o per successioni ereditarie o nel tentativo di tenere in vita i luoghi della loro infanzia, conservano ancora validi esempi di architettura minoritaria; che racchiudono, in essi, metodologie di edificazione, non travolte dai processi di inconsapevole manomissione. Ormai bisogna rivolgere l'invito, a tutti coloro che a breve o medio termine, intendano recuperare o dare vita a questi pochi esempi di architettura arbërëshë, ancora intatti. on l'auspicio che mirate e intelligenti scelte, siano inoltrate, nei confronti di chi conosca le discipline del Restauro e della Conservazione, senza perseguire lo scopo del mero risultato "dell'abbellimento", divenuto pericolosamente di uso Comune.
Atanasio e.arch. Pizzi con Maria Palma dott. Tateo
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