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13 Aprile 2010
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Santa Sofia d'Epiro - Shën Sofia
Pochi giorni fa, trovandomi nel centro storico di Santa Sofia d’Epiro, mio paese d’origine, e volendo registrare in digitale alcuni elementi architettonici, ho notato con stupore e sorpresa che la vecchia e simpatica targa toponomastica in metallo bombato, con la scritta in caratteri blu: VIA CASTRIOTA Vico VI, era scomparsa, probabilmente volatilizzata (“L’aquila ha preso il volo”, ho pensato). L’avevo fotografata qualche giorno prima! Era rimasto solo un vuoto riquadro nella vetusta parete. E un vuoto si è formato dentro di me. In verità avevo già notato che tempo addietro la stessa sorte era toccata a una targa di VIA EPIRO e a quella di LARGO MARCO BOTZARIS (peccato che non ci fosse lui di persona!) affissa sulla facciata principale di Casa Fasanella.
Una vecchia targa viaria, come un’agrafe, un bassorilevo o qualsiasi altro elemento apparentemente insignificante, costituisce una testimonianza della stratificazione storica e quindi fa parte del patrimonio culturale di un luogo e di una civiltà. Pertanto chiunque abbia trafugato le targhe toponomastiche è colpevole di aver arrecato un danno non solo al centro storico di Santa Sofia d’Epiro, ma all’intera Comunità Arbëreshe. Aumentando il numero dei vuoti.
Quale sarà la prossima targa a prendere il volo, quella di VIA ALBANIA (Ka Drejimi) o quella di VIA ASCENSIONE (Ka Drelarti)?
Recita una celebre poesia di Jorge Luis Borges: LE COSE …dureranno al di là del nostro oblio. Le storiche targhe toponomastiche trafugate dureranno solo al di là dell’oblio di qualcuno. Per la comunità, invece, se non verranno restituite, sarebbe stato meglio, parafrasando Maurice Halbwachs, che fossero rimaste semplici figure del ricordo della memoria collettiva.
Guret, muret, udhat, shpit fjasen…
Lucio Franco Masci
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