La confusione che avvolge sin anche il più piccolo aneddoto della cultura albanofana odierna ormai è sotto gli occhi di tutti, la voglia di protagonismo ha contaminato le sfere culturali, sociali, etniche ed architettoniche d’Arberia, nel tentativo di far apparire incapaci personaggi politicamente sostenuti.
Dire che: a Santa Sofia chi avete mai avuto, se non Zoti Capparelli, ritengo che non sia rispettosa e adeguata nei confronti dell’Archimandrita Giovanni Capparelli e della comunità Sofiota intera, la quale ha dato i natali agli unici intellettuali che hanno saputo dare logica e seria lettura agli eventi storici, culturali e linguistici della comunità arbërëshë.
Sia da esempio, Pasquale Baffi, il letterato più stimato nella Europa nel XVIII° Secolo, primo ad occuparsi delle origini degli Albanesi, facilitando, così, il compito alle generazioni che lo hanno seguito.
Intraprese le sue ricerche molto prima del 1776, pubblicando a Londra nel 1783, grazie ad un suo amico, un dettagliato trattato sugli Albanesi del Sud Italia e di Sicilia.
Purtroppo le sue umili origini e la poca disponibilità economica non gli hanno consentito di pubblicare i suoi numerosi scritti, che dopo la sua morte furono diffusi dal nipote A. Masci, ma purtroppo solo i pochi che non furono distrutti dalla devastazione che subì la sua residenza napoletana in seguito al suo martirio.
Il Baffi seppe dare risposte alla questione meridionale, proponendo di assegnare le terre ai privati cittadini, evitando così che i Principi dell’epoca, si arricchissero a discapito delle fasce più deboli, bloccando così lo sviluppo di quelle regioni.
Intuì che trasferire il collegio Corsini da San Benedetto Ullano a San Demetrio Corone, avrebbe offerto opportunità di studio ad un numero più elevato di allievi, rispetto alla vecchia sede decadente, consentendo alle genti di Calabria Citra di affrontare gli eventi storici futuri con responsabile autonomia.
Il Baffi, per dare appoggio legale al cugino Mons. Francesco Bugliari, allora vescovo del Collegio Corsini intraprese la via forense, nello studio di via San Sebastiano a Napoli, quando il Monsignore si trovò coinvolto in vicende legali, ad opera di mezzadri disonesti che rivendicavano le terre di proprietà del Collegio; difesi da avvocati della zona, i quali ignari della funzione politica assunta dall’istituto in quel momento storico, non si rendevano conto del danno che provocavano alla collettività.
Il Bugliari alla guida del Collegio, seppe imprimere e forgiare quella ideologia di pensiero che diverrà il pensiero politico liberale di Calabria Citra:
In oltre si formavano giovani ecclesiasti, al fine di rendere più solida la moralità religiosa del popolo arbërëshë, egli non voltò mai le spalle a questa missione, neanche quando dovette affrontare i suoi carnefici, con religiosa e immensa dignità umana.
In merito al fu Archimandrita Giovanni Capparelli originario di Acquaformosa, persona di indubbia moralità e dedizione al suo mandato, ha saputo invogliare intere generazioni e dare continuità alle nostre tradizioni arbërëshe, grazie al suo operato ha saputo radicare in tutti i Sofioti, sani valori Cristiani assieme a quelle tante tradizioni ancora oggi fortemente rievocate.
Il Capparelli, Bugliari A. e Miracco T.  assidui cultori arbërëshë, leggendo antichi volumi, contenuti nella biblioteca privata della famiglia Bugliari, (*) hanno saputo cogliere e rievocare  in chiave moderna quell’antica festa Albanese, divenuta oggi il momento più suggestivo delle tradizioni d’Arberia, ovvero “la Primavera Italo-Albanese” nota per la mitica frase “GJAKU I SHPRISHUR S'U HARRUA” evento che quest’anno festeggia la sua Cinquantesima edizione, senza alcuna soluzione di continuità.
Ritengo sia doveroso precisare, per chi non ne fosse a conoscenza, che Angelo Masci è originario di Santa Sofia D’Epiro, la Famiglia Masci, da cui lui discende, fa parte di quel gruppo di Albanesi che approdati nelle rive della Sibaritide nel 1472, si insediò nei territori Sofioti per intercessione dell’allora del Vescovo di Bisignano Mons. Giovanni Frangipane.
Nel dettaglio, i Masci furono fra quelle famiglie, che preferirono non legarsi con i pochi abitanti di “Santa Sofia Terra”, rimasti ancora in vita dopo la peste nera che aveva decimato il paese; insediandosi in località Pedalati e solo nel 1535 si stabilirono in paese, per le vicende legate alle gabelle che attanagliarono tutti gli agglomerati arbërëshë.
I Sofioti sono stati sempre impegnati in tante discipline, non ritenendo idoneo il mero protagonismo ne le ribalte mediatiche, poiché preferiscono lavorare sotto il luccichio di una umile candela al posto di potenti riflettori; ma non per questo poco attenti alle vicende quotidiane, ove curiosi personaggi cercano di delegittimare i figli di Santa Sofia d’Epiro.
Atanasio earch. Pizzi

 


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