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20 Gennaio 2010
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Santa Sofia d'Epiro - Shën Sofia
Il manufatto contiene nel suo prospetto principale, gli elementi architettonici tipici delle fabbriche signorili di quel periodo. Perimetrato da fasce di intonaco a rilievo è coronato dal cornicione in duplice ordine di tegole in un continuo di malta a base di sabbia e calce, sovrastato dalla copertura in coppi e contro coppi con pendenze a padiglione.
Il portale dell’ingresso, realizzato in monoliti calcarei era cosi assemblato: adagiati su una soglia costituita da tre moduli in pietra i due zoccoli di base che definiscono la luce del varco; i due zoccoli, lavorati con volute a decrescere sono sormontati dai piedritti al di sopra dei quali poggiano i due peducci arricchiti con volute, questi ultimi accolgono i quattro conci dell’arco reso solidale dalla chiave di volta recante un decoro a rilievo. L’infisso in legno a doppio battente era realizzato in essenza di castagno e sormontato da una grata in ferro battuto, la forma, a ventaglio, era descritta all’interno dell’arco del portale adornata da volute e le iniziali di famiglia. Una coppia di finestre di forma quadrangolare erano allocate ai fianchi del portale d’ingresso, a garanzia della inviolabilità di questi due varchi, erano infisse nella sezione muraria robuste inferriate e solidi infissi, in legno di castagno ad un battente, garantivano la tenuta termica, (quella di sinistra risultava murata perché all’interno del locale in quell’angolo vi era allocato il forno).
Al primo livello in asse con il portale d’ingresso faceva bella mostra il balcone di rappresentanza, elegantemente dimensionato nei rapporti metrici, il quale si presentava coronato da una cornice di intonaco a rilievo che si innestava sull’aggetto in pietra calcare del calpestio, decorato per tutto lo sviluppo lineare; l’affaccio era assicurato da una ringhiera in ferro battuto che seguiva l’andamento della soglia aggettante. L’infisso in essenze di castagno a due battenti, era oscurato nella parte inferiore, mentre nella parte superiore vetrate assicuravano la giusta illuminazione nell’ambiente retrostante; due sportelli in castagno garantivano la tenuta termica e l’oscuramento notturno relativamente alla superficie vetrata.
In asse con la linea ideale del portale e del balcone in corrispondenza del cornicione di tegole era collocata una finestra di modeste dimensioni, che assicurava la giusta ventilazione della copertura nel periodo estivo e durante quello invernale la ostacolava mediante la chiusura di un infisso vetrato. Il prospetto appena descritto, nella sua semplicità era ben inserito nel contesto della cavea naturale dei Becci senza incidere sulla quinta e in quel equilibrio di luci ed ombre che da sempre la aveva caratterizzata.
La quinta di palazzo Rizzuti, mi auguro sia la chiusura di un ciclo che da decenni stravolge Largo Botzaris, infatti analizzando nello specifico le quinte che ricadono all’interno della cavea, emerge palesemente la perdita di valore etno-architettonico di quel sito.
Nello specifico caso preso in analisi, ciò che colpisce è che le più elementari linee guida nel campo del recupero e del restauro non sono prese in considerazione, nel vano tentativo di ridare vita ad un manufatto; nei fatti:
- Sostituzione della soglia d’ingresso, invece di integrare quella esistente.
- Sostituzione totale dell’infisso del portale senza tenere alcun conto delle linee di inviluppo o provare ad integrare le parti mancanti del vecchio.
- La totale rimozione del ventaglio in ferro all’interno dell’arco, assieme alla grata della finestra a piano terra.
- La totale rimozione della sagoma di uno degli infissi quadrati, che caratterizzavano il prospetto a piano terra, eppure in passato il segno era stato conservato.
- Modifica dimensionale della fascia di coronamento di finestre e balconi.
- Modificazione dimensionale del balcone di rappresentanza.
- Sostituzione totale del’aggetto del balcone in pietra calcarea con un getto di conglomerato cementizio.
- Modificazione della quota del balcone rispetto al portale in pietra.
- Modificando le fasce di coronamento, la ringhiera e l’aggetto del balcone, avvolgono l’insieme che risulta sottodimensionato.
- Nella sostituzione del tetto, non è stata adeguatamente scelto un sistema per non ricorrere alle orrende grondaie con le relative discendenti.
- Elemento non meno importante è l’apposizione dei cromatismi scelti, analizzando nei meriti il sito di Santa Sofia d’Epiro non vi è nulla per il quale la scelta fatta li potesse indicare.
Se osservando solamente il prospetto su Largo Botzaris, emergono tali e tante disattenzioni, quali e quante altre in questo edificio, è legittimo chiedersi, siano state messe in atto nello sviluppo del progetto Architettonico e Strutturale?
Atanasio arch. Pizzi
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