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26 Aprile 2006
L’incontro con la Scienza della Complessità alla fine degli anni ‘90, attraverso l’opera di autori come E. Morin, I. Prigogine, F. Capra e molti altri, ha contribuito a una profonda revisione della cultura ingegneristica in cui era stato addestrato. Ciò non ha significato, tuttavia, il ripudio dell’approccio riduzionistico tipico di quella cultura (come d'altronde auspicato dall'approccio moriniano alla complessità) ma l’allargamento dell’orizzonte culturale, per comprendervi principi in grado di rendere meglio conto della realtà delle cose e dell’Uomo.
Una revisione epistemologica, dunque, che ha portato a una visione diversa e più completa del Mondo, liberando, tra l’altro, energie creative nella direzione della produzione artistica.
Nato nel 1950 in un piccolo centro del meridione d’Italia (S. Basile – CS), si trasferisce a Roma per gli studi universitari e la successiva attività lavorativa. A metà degli anni 90, per scelta di una diversa qualità di vita, rientra nella sua amata Calabria e può dedicarsi con più tempo ai suoi vari interessi.
Oggi spende il suo tempo nell’attività lavorativa, nell’impegno sociale (ha fondato un’associazione socio-culturale), nell’approfondimento e nella diffusione dei temi del pensiero complesso, nella coltivazione dei suoi interessi per la letteratura, la filosofia e la scienza e nell’affinamento di un talento artistico, che, inatteso, è emerso in relazione al bisogno di comunicare la sua nuova visione.
Il pensiero complesso non è una novità; esso affonda le sue radici nella classicità greca e il suo più illustre rappresentante in quel periodo, Eraclito, ne narra, nei suoi aforismi, alcuni aspetti con accenti poetici. Esso attraversa i secoli in modo strisciante, venendo ripreso in qualche momento da vari pensatori, essendo, comunque, sempre presente nella grande arte, in particolare nella grande letteratura. Si irrobustisce all’inizio del secolo scorso sotto l’influenza di filosofie orientali (Taoismo), ma soprattutto per l’interpretazione che la “Scuola di Copenhagen” da alle acquisizioni nell’ambito della fisica quantistica e la scoperta dei limiti anche teorici del determinismo meccanicista. L’approccio complesso comincia a dispiegare le sue potenzialità e la sua fertilità sul piano metodologico ed epistemologico in relazione alla messi sempre più copiose di acquisizioni nei più svariati ambiti del sapere (anche in aree lontane dalle scienze tradizionali, come ad es. la sociologia e la psicologia); molte grandi università creano istituti e dipartimenti dediti allo studio della complessità (“dinamica dei sistemi non lineari”). Il tempio per lo studio della complessità è oggi costituito dal Santa Fé Institute (http://www.santafe.edu), dove lavorano diversi premi Nobel e molti ricercatori di livello mondiale. Altra importante comunità di ricercatori sui sistemi complessi è riunita in NECSI (http://www.necsi.org/index.html) ed EXISTENCE (http://www.complexityscience.org).
Benché emergente, la concezione della realtà improntata alla complessità è oggi ancora limitata all’ambito di una piccola elite; tuttavia, considerata l’importanza e la dimensione dei problemi (ecologia, economia, migrazioni, manipolazioni genetiche e cognitive, capacità distruttive ecc.) a cui l’umanità dovrà dare soluzione, pena la sua sopravvivenza, in un futuro ormai molto prossimo, è opportuno e urgente che la visione legata al pensiero complesso (e l’etica conseguente) si diffonda ad ambiti sempre più larghi, soprattutto presso le nuove generazioni e influenzi in modo determinante il discorso politico, giacché i principi che hanno contribuito allo sviluppo e al consolidarsi delle società capitalistiche avanzate dovranno subire una profonda revisione, nella direzione della complessità, perché sia assicurato un minimo di governabilità nella imminente e inevitabile metamorfosi sociale, economica e culturale che ci attende.








