La brochure dell'evento.

 

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LUOGO: Sagrestia della Basilica di Santa Maria in Montesanto (Chiesa degli Artisti)
         Via del Babuino, 198 - Roma
INAUGURAZIONE: sabato 15 marzo 2008 - ore 17
DURATA: 15 marzo - 6 aprile 2008

con il patrocinio di "Besa-Fede" circolo di cultura italo-albanese di Roma

ORARI: feriali 16-19; festivi 11-13; lunedì chiuso (compreso lunedì dell'Angelo)
INGRESSO LIBERO
a cura di Angela Noya e Stefania Severi
cataloghi e documentazione in galleria
PER INFO: 06/7810398 - 338/4034787
WEB: www.taninacuccia.it   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  

 


  Tanina Cuccia, artista siciliana, originaria di Piana degli  Albanesi,  che  attualmente  vive  ed  opera  a Palermo, realizza una personale nella capitale.  In  questa  mostra  la  Cuccia  ci  propone  una  sua personalissima  rivisitazione,  una  ricognizione  che senz'altro   può   definirsi   concettuale, dell'icona, l'immagine sacra per eccellenza, che decontestualizza dal suo aspetto originario creando e inserendovi accordi cromatici che ne evidenziano nuovi e singolari valori estetici.  Da  ciò emerge  e  si  pone  il  quesito:  è  un tentativo dell'artista di cercare in tal modo di salvare queste preziose immagini dal degrado, o altrimenti tutto ciò è l'evidente testimonianza  di un sentire attuale, segnale di un mondo di certezze ormai in disfacimento?
Tale singolarità è il fattore intrigante e affascinante della validità del suo lavoro. In mostra una ventina di lavori di vario formato, tra cui  due  grandi  dittici: "Moderna Sindone"  collocato all'interno della chiesa nella cappella di Santa Lucia, mentre "Annunciazione" è esposto in sagrestia con le altre opere.

 

                                a cura di Angela Nova

 

 

L’icona, espressione della spiritualità bizantina, si sviluppa nell’ambito di una sacralità cristallizzata fondata su regole e canoni ben definiti, in essa vi è essenzialmente la ricerca del “ bello-buono “ e il suo compito è quello di portare alla contemplazione della verità. Tuttavia al di là del mero aspetto religioso vi è in alcune icone una bellezza che travalica ed a volte prescinde da esso pur non arrivando al non sacro. Tale bellezza scaturisce da accordi cromatici azzardati, da segni che, decontestualizzati, si caricano di nuovi e ricchi valori estetici, e da particolari contrasti di materia.
La mia ricerca negli ultimi anni si svolge in questo ambito che potremmo definire dei confini del sacro.
T.Cuccia 2003.

Palinsesti

Un segno cancellato per far posto ad un altro. Senza scandalo, in una operazione non solo possibile ma addirittura inevitabile ciò che era scritto cede il posto ad altri pensieri (pensieri-parole; pensieri–immagini ) in una normalità che è regola storica.
Vi sono alcuni affreschi che lasciano intravedere fino a cinque strati di intonaco e di pittura precedenti. Ogni volta cancellati e ridipinti. Mi piace dipingere gli strati di questa storia di segni con la consapevolezza che qualcun altro possa un giorno “scrivere “ su l’ultimo di essi.

Tanina Cuccia 2007

La mia ricerca ruota attorno al sacro.
Le mie opere si possono leggere come un
progetto dissacratorio mai pienamente attuato
o come la drammatica rappresentazione del
senso della perdita del sacro.

2006

Un mondo lontano popolato da santi guerrieri e creature angeliche si invera tramite un attento e meticoloso lavoro pittorico che recupera antiche tecniche. I tagli e i piani dai forti contrasti materici riportano però questo mondo ad una realtà soggetta alla disgregazione della materia ed ai suoi incontrollabili mutamenti. In questo processo di decontestualizzazione i segni perdono il loro significato originario per dar vita a nuovi significati pittorici.
In questo modo la mia ricerca ruota attorno ad un progetto dissacratorio tuttavia mai pienamente attuato poiché ad essa si intreccia una ricerca di identità che si basa sulla coscienza di far parte di una storia umana che nulla ha a che fare con la incorruttibilità e la integrità assoluta e d’altro canto sulla constatazione dell’attrazione verso il misticismo bizantino che mi appartiene in quanto “ arbëreshe”.

2006

 Santi guerrieri                 

crociati

il cui gesto si stempera nella storia

che dissolve il senso della lotta

e conserva i segni della dissoluzione.

la materia  ferita      rimane.

2006

IERATICA    MINUENDO

 

 

 E' sacro ciò che rientra nei confini del sacro, che vive entro quello spazio definito, riconosciuto ed enunciato come sacro .

Se solo questa linea di confine fosse riconosciuta come elemento comune, se essa fosse rigidamente fissata in regole e norme globalizzanti non  discuteremmo di confini ma avremmo la netta distinzione tra ciò che è sacro e ciò che non lo è.

Invece, non solo ogni gruppo sociale racchiude le sue divinità all'interno di un confine, ma anche il singolo individuo opera la sua scelta decidendo anche se in questo spazio debba includere la sua esistenza o lasciarla fuori. D'altro canto alcune volte tali confini dello spazio sacro diventano  talmente vasti che i contenuti vi si perdono. Altre volte l'ambito è talmente minimo che tutto ciò che sta dentro è immediatamente identificabile, chiaro ed evidente.

In campo artistico senza dubbio questa esperienza diventa più complessa poiché essa non si può fermare  all'esperienza intimista ma si deve aprire alla partecipazione, dunque il suo confine deve diventare anche sottile ed accessibile se si vuole favorirne la fruizione. Si tratta di percorsi di ricerca impervi che raramente vengono  intrapresi nell'arte contemporanea. Essa spesso assegna confini minimi alla sacralità, per cui necessariamente  o si fa “arte sacra”, destinata ai luoghi di culto con “cliché” ben definiti e dogmaticamente indiscutibili (vedi l'iconografia bizantina o quella vasta produzione d'”arte” sacra occidentale leziosa e chiesastica) o si rifiuta nettamente questa sacralità dai piccoli confini con azioni di forza distruttiva (esperienza comune a molti artisti contemporanei che però si prodigano nella dissacrazione solo in alcuni tratti del loro percorso artistico).

Vi è un altro modo di rapportarsi artisticamente al sacro ed è quello di considerare i confini di esso sempre più vasti, allargarne i confini fino a comprendere la spiritualità dell'arte, fino ad inglobare la bellezza dei segni, della materia, delle tracce del tempo, della profondità concettuale del dubbio.

Se questi confini si allargano la ieraticità viene diluita, il confine tra ciò che è sacro e ciò che non lo è diventa  ancor più sottile, la ieraticità cede la sua supremazia alla spiritualità che solo attraverso l'arte si esprime.

L'opera   perde dunque la sua funzione di oggetto legato al culto o alla denuncia di pratiche non condivise o deridibili per diventare opera a se stante ,opera d'arte.

 

 

La dimensione del sacro
di Enzo Barone

Come inquadrare le opere di T. Cuccia all’interno della mostra? Sono direi essenzialmente opere che partono dalla fede, dalle riflessioni e dai dubbi con cui deve fare i conti chi crede sinceramente e modernamente. In fondo i suoi dipinti sono questo, semplicemente: carichi della forza semantico-sacrale della catechesi ortodossa, in buona misura eseguiti coi canoni formali raffinatissimi e rigorosi, prescritti da sempre per tali immagini dalla tradizione iconologica ma rilette con saggezza, con misura, dosando attentamente le "dissacrazioni" dell'arte contemporanea, sotto la luce di un'intelligenza enigmatica che cerca una dimensione più compiuta da dare alla propria fede. Quali sono i oggetti dominanti della mostra ? Facile allora indovinarlo: una Sacra Sindone in un dittico, angeli, santi guerrieri. Vergini con Bambino, un bellissimo Crocefisso, un trittico dissestato. Tutti però sono impaginati su supporti lignei mai regolari: spesso vecchie tavole trovate dall'artista nelle case di Piana, tarlate, consumate, vissute, bellissime in sé, come i sacchi, il materico di Burri sulle quali le figure emergono sempre frammentate , lasciando intravedere talvolta il nudo legno ai margini o tra la pittura, come in un'antica tavola medioevale, appena trovata, da restaurare, certe opere sono invece pannelli mutili e rosicchiati quasi di polittici ormai perduti, relitti di un sacro arcaico impossibile da ricostruire o magari porzioni di un'immagine frantumata e poi ricomposta arbitrariamente, dove i vuoti, la lacuna, la sconnessura, da un lato ci fanno cogliere tutta l'intrinseca bellezza della materia lignea e dall'altro si impongono come elementi formali essenziali nell' equilibrio compositivo generale. Ciò che esiste, ( ed è l'esistenza assoluta del divino ! ) esiste ancor di più in opposizione drammatica a ciò che non esiste, al vuoto. Altre volte in una complessa armonia il frammento iconico a tempera è calibratamene incastonato tra pure stesure qualificate solamente dalla molteplicità di tecniche e materie usate, come l'argento l' argento meccato, la lamina d'oro oppure l'affresco; talvolta le figure sono anche accompagnate da brani di pittura a tempera essenzialmente decorativi, evocativi di temi floreali come nel significativo "Concetto teosofico". In questa opera come in altre si ritrova ad esempio qualcosa della geniale contaminazione pittorica di Klimt, perché nello stesso dipinto si incontrano si confrontano, valorizzandosi reciprocamente valori spaziali, qualità coloristiche e formali dissimili; il volume e i colori descrittivi delle figure; lo spazio infinito, delle profonde campiture grigie; la spazialità bidimensionale, preziosa delle decorazioni colorate "floreali", in un raffinato gioco di assonanze o di dissonanze. In opere come "Palinsesto" poi, o in alcuni angeli, le icone sono inserite in campiture segmentate con vari colori, a volte piatti, a volte graffiati, incisi, velati, magari con l'inserzione grafica elegantissima di brani delle sacre scritture o di semplici caratteri fluttuanti dell'alfabeto greco: non
si tratta in questo caso solo di una furba strizzatina d'occhio all'arte concettuale o segnica, ma di valorizzare, di leggere modernamente un arte che è e rimane iconografica. A parte il fatto che il grafismo decorativo, in fondo, la prima arte segnica, nasce nel mondo bizantino prima e islamico poi e questo la Cuccia lo sa bene. Nonostante le citazioni, i diversi riferimenti all'arte contemporanea, diffìcilmente in tutto questo, in Tanina Cuccia leggeremmo la deriva pessimistica di gran parte dell'arte novecentesca, quanto il romantico, autentico recupero di "frammenti" dell'universo iconografico e religioso della tradizione in questo nostro tempo, in questa nostra estetica, così smaliziata e satura, cercando forse nello spettatore, con questi preziosi relitti di legno consumato, colui che debba completare il puzzle, dare un senso ad un discorso sospeso, interrotto, frammentato.

Memoria e comunicazione
di Giuseppe Burgio

“…mi resi conto, sempre più chiaramente, che l'arte non è una questione di elementi formali, ma di un desiderio (= contenuto) interiore che determina profondamente la forma” (W. Kandinsky, Ruckblik, Berlino 1913).

Al visitatore che si accinge a fruire l'opera qui esposta di Tanina Cuccia, suggerisco di raccogliersi intorno al significato di memoria e comunicazione.
Il tema, l'icona, viene proposto sotto forma di ricordo. Di una esperienza prima di tutto: le scoperte durante il restauro di icone, l'interesse che queste hanno suscitato, la successiva attività di iconografa che in modo naturale ne è scaturita.
L'icona è preghiera, atto di fede; ma anche identità culturale, appartenenza ad una comunità e condivisione profonda dei suoi riti.
E' ricerca del bello, è forma e colore che veicolano una spiritualità altrimenti incomunicabile. Ma l'iconografia impone una tecnica, un canone rigoroso; non ammette trasgressioni o confronti dialettici. Poiché sulle immagini sacre qui presentate irrompono, invece, dubbi, nuove conoscenze e sperimentazioni, i quadri in mostra non sono pittura di icone ma di ricordi.
Le nuove conoscenze traggono origine dall'arte e dalla ricerca delle avanguardie storiche; sono i piani-luce che intersecano e, a volte, stravolgono quelle immagini-ricordo e derivano dalla volontà di interferire con esse, apportando nuovi contenuti. Questi acquistano pregio nella sperimentazione tecnica, nella scomposizione formale e materiale di quegli oggetti-storia: con un metodo che chiaramente presuppone l'esperienza didattica. Al primo nucleo emozionale di riferimento si aggiunge, dunque, un bisogno di comunicare.
L' Artista evoca e spiega, ricorda e racconta.
Che cosa?
Una Madonna porta in grembo “l'Incontenibile” (Palinsesto, 2004), ma il supporto ha anch'esso molto da dire e lo fa senza invadere il significato spirituale del Mistero, ma semplicemente aggiungendo, mediante i ricordi dell'artista, gli strati che la storia ha depositato.
Alcuni Santi Guerrieri (2003, 2005, 2006) ripropongono la lotta tra bene e male, ma non riescono a risolvere la contraddizione dei termini guerriero-santo. Possono tuttalpiù comunicarci qualche dubbio. Un ripensamento. Forse?
Qui il tempo viaggia sull'onda leggera della malinconia, lasciando cadere l'interrogativo per volgere lo sguardo alla assoluta bellezza dei colori e delle forme, alla sorprendente attualità e versatilità della retta diagonale capace, ieri come oggi, di organizzare la composizione del quadro, conferendogli ritmo e vita; o inserendo i piani-colore (2003) che ricordano lo spazio fatto di sola luce e senza oggetti di Larionov; o, infine, trasformando Santo e Mostro in forme astratte, caotiche in una strutturata composizione costruttivista.
Un Cristo-Dio e un Cristo-Uomo, la Sindone, dove, una volta riposto il problema della fede (“Credo nonostante i miracoli”), viene riproposto simbolicamente l'incontro fra umano e divino e, concretamente, quello fra l'arte dell'icona con quella astratta del XX secolo.
Sono testimonianze e interferenze di piani, colori e luce, collocate ai lati del quadro, stese sopra ritrovamenti di tavole allungate secondo la direzione delle venature e assemblate. L'opera diventa così somma di più reperti ove si incontrano brani di colori, il vuoto del fondo, la trama rivelata del supporto e delle stratificazioni della storia.
Un Angelo, un Arcangelo, la dissezione di un Angelo (Empireo, 2003; Arcangelo, 2004; Creatura angelica, 2006) proponendo il soggetto per antonomasia della rarefazione, lo fa contrapponendolo alla concretezza della materia e alla didascalicità del procedimento tecnico. La materia viene cioè esibita nei suoi vari stati ( pigmenti, mecca, legno, lamiera); il tempo ci consegna le idee attraverso l'epifania di forme e colori sui supporti materici in trasformazione; il brano pittorico ci conduce al contenuto (il desiderio di Kandinsky) dell'arte. La forma e i colori sono il frutto di quel desiderio che, se per Kandinsky era la certezza dell'avvento di un'era dello spirito, per l'arte di T.C., avvenuto ormai il disincanto, è certezza di fede e di dubbio insieme.

 

 

 

 

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Il giardino dei sensi
Sensi e spiritualità: due parole in apparenza contraddittorie. Eppure tutta la Bibbia brulica di personaggi e di scene sensuali, come un "giardino delle delizie" in cui la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'odorato celebrano il loro festino. .
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Discorso di Papa Paolo VI in occasione del IV centenario del Collegio Greco di Roma
Sabato, 30 aprile 1977 Venerati Fratelli e carissimi Figli! Ispirato ad intonazione di profonda letizia, dopo i bei canti liturgici e le devote parole del Signor Cardinale Paul Philippe, è l'odierno incontro, il quale, se di per sé si collega ad una ricorrenza quattro volte centenaria - quella della fondazione in Roma del Collegio Greco di S. Atanasio - si apre, peraltro, e si allarga nella visione della Chiesa d'Oriente, che con la Chiesa Latina forma l'unica ed indivisa Chiesa di Cristo. Il Nostro saluto, come alle Autorità religiose qui presenti, si dirige naturalmente a voi, Alunni e Superiori del Collegio, perché siete voi i festeggiati; e si rivolge ancora ai condiscepoli degli altri Istituti eretti nell'Urbe per l'educazione del Clero di rito orientale, perché tutti insieme voi ponete dinanzi ai nostri occhi questa consolante realtà di coesione ecclesiale. .
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Typikà locali parrocchiali nella chiesa arbëreshe
Nel passato circolavano tra le Comunità arbëreshe di Calabria, oltre a typikà bizantini stampati generalmente a Venezia, comodi rubricari manoscritti che riproducevano le norme generali, ma introducevano anche elementi locali. Per una storia autentica dell’evoluzione storica della tradizione bizantina tra gli Arbëreshë è indispensabile conoscere questi documenti che ci riportano  la prassi concreta. .
Nel passato circolavano tra le Comunità arbëreshe di Calabria, oltre a typikà bizantini stampati generalmente a Venezia, comodi rubricari manoscritti che riproducevano le norme generali, ma introducevano anche elementi locali. Per una storia autentica dell’evoluzione storica della tradizione bizantina tra gli Arbëreshë è indispensabile conoscere questi documenti che ci riportano  la prassi concreta. . Read More...
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Giorgio Castriota Skanderbeg tra storia e mito
La parrocchia greca di Cosenza dell'Eparchia di Lungro e, in particolare, il parroco protopresbitero Pietro Lanza, stanno ricordando nel corso di questa settimana l'eroe albanese Giorgio Kastriota Skanderbeg a 550 anni dalla sua morte. Oltre ai vari eventi segnalati sul calendario di Jemi.it, è stata diffusa anche una monografia contenuta nel volume I Padroni dell’Acciaio, scritta da Gabriele Campagnano Zweilawyer e illustrata da Francesco Saverio Ferrara.
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Il Padre di tutti, l’Amico di sempre
“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”.                                                                    Bertolt BrechtIl tempo scorre inesorabilmente, i modi di vita cambiano sempre più rapidamente, poche cose permangono, così come i sentimenti, forse perché sanno di eternità. E il “sentimento del ricordo”, anche se in modo diverso da individuo a individuo, vive sempre in ognuno.
“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”.                                                                    Bertolt BrechtIl tempo scorre inesorabilmente, i modi di vita cambiano sempre più rapidamente, poche cose permangono, così come i sentimenti, forse perché sanno di eternità. E il “sentimento del ricordo”, anche se in modo diverso da individuo a individuo, vive sempre in ognuno. Read More...
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Spigolature storico-biografiche del siculo-arbëresh Francesco Crispi nel 195° anniversario della nascita
Nacque a Ribera (Agrigento) il 4 ottobre 1818, compì i primi studi nel seminario greco-albanese di Palermo, e si laureò in Giurisprudenza nel 1837. L’anno dopo sposò Rosa D’Angelo che morì nel 1840. Nel 1839, Francesco Crispi (1) aveva fondato e diresse poi per tre anni, il giornale “L’ORETEO”. Nel 1844 si presentò a un concorso per la magistratura, riuscendo primo, ma in seguito rinunciò per esercitare l’avvocatura a Napoli. Intanto si occupava di politica, svolgendo idee e propaganda liberali.
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La Presidente Succurro ha incontrato l’Ambasciatore del Kosovo in Italia
Nella splendida cornice del Salone degli Specchi della Provincia di Cosenza si è svolta, nel pomeriggio di giovedì 23 giugno, la visita dell’Ambasciatore della Repubblica del Kosovo in Italia – S.E. Sig.ra Lendita Haxhitasim, accolta anche da una nutrita delegazione di Sindaci delle Comunità arbëreshë del territorio cosentino.
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Sant’Atanasio dei Greci: calendario Grande Quaresima 2022
Riportiamo qui di seguito il programma completo delle celebrazioni della Grande Quaresima e della Grande e Santa Settimana dell'anno 2022 presso la chiesa di Sant'Atanasio dei Greci a Roma. I testi dei riti sono presenti sul sito: www.liturgiabizantina.it
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“Arbëria Viva” di Arbër Agalliu premiato a Moda Movie
Il cortometraggio di Arbër Agalliu sulle minoranze linguistiche arbëresh ha ricevuto il premio speciale durante la kermess di moda e cinema "Moda Movie" a Cosenza. 
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La Rai Calabria sostiene la cultura e la lingua arbëreshe in Italia attraverso programmi dedicati
In Calabria, la Rai prevede di promuovere la lingua e la cultura arbëreshë, come stabilito nel nuovo contratto di servizio per il periodo 2023-2028, approvato definitivamente dal Consiglio di Amministrazione dell'azienda radiotelevisiva, presieduto da Marinella Soldi.
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La lingua arbëreshe viene snobbata
La lingua è l’elemento fondamentale che caratterizza una comunità e un intero popolo. Secondo Bruner la lingua svolge una funzione di trasmissione culturale. Infatti, diventa tramite necessario per la conservazione di pratiche culturali e religiose. Inoltre, non va dimenticato, nel caso della comunità di Piana degli Albanesi, che un ruolo fondamentale nella conservazione della lingua arbëreshe è stato giocato dai papades. Infatti, il primo testo il lingua arbëreshe è stato scritto nel 1592 da un sacerdote: Luca Matranga. Si tratta dell’ E Mbësuame e Krështerë – La Dottrina Cristiana Albanese. Nel corso dei secoli, come in parte ancora oggi, nelle chiese arbëreshe di Piana le preghiere si recitano in lingua. E, grazie al catechismo frequentato dai bambini che si preparano per la prima confessione, si ha la possibilità di dar vita a un continuum e tramandare alle nuove generazioni la lingua.
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Il presidente albanese Meta chiede che l'arbëresh venga insegnato a scuola
Il presidente della Repubblica, Ilir Meta ha incoraggiato questo sabato i parlamentari italiani a fornire il loro supporto affinchè la lingua arbëreshe venga insegnata nelle scuole dei dei comuni minoritari. 
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Scoperto l’anno di nascita del poeta albanese sangiorgese Giulio Variboba
La ricerca sul poeta D. Giulio Varibobba non finisce mai di stupire. Sono stati rintracciati ultimamente importanti fonti documentali presso archivi pubblici e privati sulla comunità di San Giorgio Albanese in provincia di Cosenza.
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Gjitonia te fshati global
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet.
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet. Read More...
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Gerbidi e maggesi
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’.
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’. Read More...
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Istituiti punti telematici per accedere all'Archivio di Stato albanese
'INIZIATIVA di creare una rete di Punti-Archivio per il mondo albanese, collegati elettronicamente con l'Archivio Centrale di Tirana, è partita alla fine del 2020, anche alla luce delle difficoltà create dalla crisi pandemica, su iniziativa della Direzione Generale degli Archivi d'Albania, guidata dal giovane Direttore generale Ardit Bido e dal suo staff del settore informatico, vista l'impossibilità per studenti, ricercatori e studiosi di utilizzare direttamente le fonti archivistiche in possesso dell'Archivio stesso.
'INIZIATIVA di creare una rete di Punti-Archivio per il mondo albanese, collegati elettronicamente con l'Archivio Centrale di Tirana, è partita alla fine del 2020, anche alla luce delle difficoltà create dalla crisi pandemica, su iniziativa della Direzione Generale degli Archivi d'Albania, guidata dal giovane Direttore generale Ardit Bido e dal suo staff del settore informatico, vista l'impossibilità per studenti, ricercatori e studiosi di utilizzare direttamente le fonti archivistiche in possesso dell'Archivio stesso. Read More...
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Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria
Al via lunedì 20 giugno alle 15,30 nella sede dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale di Palazzo du Mesnil, in via Chiatamone 62, la prima delle due giornate del convegno internazionale “Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria” nel bicentenario della morte di Angelo Masci, intellettuale attivo a Napoli alla fine del ‘700. A lui si deve il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della natione Albanese”, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1807.
Al via lunedì 20 giugno alle 15,30 nella sede dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale di Palazzo du Mesnil, in via Chiatamone 62, la prima delle due giornate del convegno internazionale “Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria” nel bicentenario della morte di Angelo Masci, intellettuale attivo a Napoli alla fine del ‘700. A lui si deve il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della natione Albanese”, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1807. Read More...
Missiva a Spirlì
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI.
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI. Read More...
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Recenzione libri: “Viaggio nella Calabria basiliana” di Enzo Cordasco
Continua l'ondata di interesse per gli insediamenti monastici basiliani in Calabria. Proproniamo il libro "Viaggio nella Calabria basiliana" di Enzo Cordasco che offre un itinerario nella Calabria bizantina comprendendo diversi contesti arbëreshë.
Continua l'ondata di interesse per gli insediamenti monastici basiliani in Calabria. Proproniamo il libro "Viaggio nella Calabria basiliana" di Enzo Cordasco che offre un itinerario nella Calabria bizantina comprendendo diversi contesti arbëreshë. Read More...
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Il progetto e l'evento. Gioacchino, Dante, Michelangelo, Scarpa e i cerchi trinitari
L'architetto-filosofo lungrese, Enzo Mattanò, ha appena pubblicato un importante testo che contribuisce ad inquadrare la centralità della teologia figurativa di Gioacchino da Fiore nel pensiero filosofico occidentale.
L'architetto-filosofo lungrese, Enzo Mattanò, ha appena pubblicato un importante testo che contribuisce ad inquadrare la centralità della teologia figurativa di Gioacchino da Fiore nel pensiero filosofico occidentale. Read More...
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Pubblicato il libro "Il grande sbarco"
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio. 
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio.  Read More...

ATTUALITÀ

Giovedì, Novembre 18, 2004 Luigi Boccia Chiesa e Religione 8429
Discorso pronunciato da S.E. il Card. Camillo...
Lunedì, Gennaio 23, 2006 Luigi Boccia Chiesa e Religione 12626
Secondo la tradizione, i territori dell’attuale...

LA LINGUA - GJUHA JONE

Domenica, Novembre 13, 2005 Luigi Boccia Grammatica 30652
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Martedì, Marzo 07, 2006 Pietro Di Marco Aspetti generali 12337
E ardhmja e natës agimi. Ti e prite. E ardhmja e agimit dita e plotë. Ti e rrove. E ardhmja e ditës mbrëmja. Ti u krodhe në të. E ardhmja e mbrëmjes...