Il dr. Edmond Çali, lettore presso la Cattedra di Lingua e letteratura albanese all’Università L’Orientale di Napoli ha tenuto una conferenza a Roma al Circolo Italo-Albanese “Besa-Fede” su “Il dissenso in Albania durante il periodo comunista”. 

a.   La definizione del dissenso ed il dissenso al realismo socialista rimane un tema centrale nella critica letteraria riguardante le letterature dei paesi dell’est.

Il dissenso spesso è stato definito dagli studiosi e non dagli stessi dissidenti letterari. Il caso albanese offre numerose tematiche: 1) il realismo socialista in Albania, nella Kosova, nella Macedonia, i rapporti della letteratura ufficiale del realismo socialista con l’eredità letteraria albanese e con gli scrittori che operavano fuori dai territori etnici albanesi nei Balcani; 2) le forme del dissenso al realismo socialista nel periodo 1944-1990, gli autori che vivevano in Albania e quelli che potevano scrivere liberamente perché vivevano in Occidente; 3) e poi la valutazione del contributo lasciato dalla letteratura del realismo socialista albanese e del dissenso a questa letteratura dopo il 1990.

b.1. Autori e opere. L’uomo e l’arte

Il dissenso al realismo socialista albanese inizia subito dopo la seconda guerra mondiale.

Ricordiamo Sejfulla Malëshova (1900-1971), poeta, intellettuale fine, che aveva studiato, lavorato e vissuto in Unione Sovietica negli anni trenta e poi in Francia e aveva fatto ritorno in Albania durante la seconda guerra mondiale. Alla fine della guerra era uno degli esponenti del Partito. In una riunione del Comitato Centrale del Partito Comunista Albanese  svoltasi nel febbraio del 1946 venne espulso dall’Ufficio Politico a dal Comitato Centrale. Trascorse il resto della sua vita nella cittadina di Ballsh e nella città di Fier, isolato dalla vita sociale e letteraria del Paese.

Dopo l’undicesimo festival della canzone albanese nel dicembre del 1972 vennero condannati Fadil Paçrami, segretario del comitato del partito di Tirana per gli affari ideologici e Todi Lubonja, direttore della radiotelevisione albanese. Gli anni 1973-1975 furono gli anni del terrore contro gli intellettuali albanesi: molti di loro furono costretti ad abbandonare le città e trasferirsi in campagna o nelle fabbriche per lavorare in mezzo alla gente comune.

Lo scrittore Koço Kosta (1944-) venne condannato solo per aver pubblicato un racconto allegorico nella rivista letteraria Nëntori nell’aprile del 1986. La seconda parte non venne pubblicata, l’autore venne trasferito in un piccolo villaggio, gli venne proibito di pubblicare per tre anni, e fece ritorno a Tirana solo nel 1991.

Per quanto riguarda la tipologia del dissenso possiamo dividere gli scrittori albanesi dissidenti in alcuni gruppi ben distinti tra loro.

Un gruppo è costituito dagli scrittori che non sono d’accordo con la linea politica del Partito comunista albanese, ma nonostante ciò continuano a scrivere ed a pubblicare in Albania sotto la rigida etichetta del realismo socialista, anche se a volte non ne rispettano i criteri richiesti. Molti di questi scrittori, con poche eccezioni come Ismail Kadare e Dritëro Agolli, sono scrittori medi, e non hanno problemi con la censura del potere.

Un secondo gruppo è costituito da scrittori più originali e più coraggiosi i quali, anche se non si dichiarano apertamente contro il realismo socialista nelle loro opere, non ne rispettano le norme e così vengono identificati e condannati. La condanna può significare solo l’esclusione dal mondo delle lettere con l’impossibilità di pubblicare, oppure anche la condanna giuridica con pene severissime da scontare in campi di lavoro o in carcere come condannati politici.

Qui menzioniamo Pjetër Arbnori (1935-2006), Visar Zhiti (1952-), Koço Kosta (1944-).

Un terzo gruppo è costituto dagli scrittori condannati al silenzio: essi sentono di avere il talento e la capacità di misurarsi con il mondo delle lettere, ma non possono farlo. Menzioniamo solo gli scrittori cattolici che furono esclusi dalla letteratura albanese dal 1944 al 1990. Alcuni vennero classificati come malati mentali, per potere così motivare meglio la loro esclusione dalla letteratura. Qui basta ricordare l’opera di Zef Pllumi.

Di un quarto gruppo potrebbero fare parte, invece, gli

scrittori che scelsero essi stessi il silenzio: scrittori che, non condividendo per niente ciò che dettava il realismo socialista, decidono di non scrivere e di non partecipare alla vita letteraria del Paese, o di vivere ai margini di essa, spesso facendo lavori come l’insegnante o il traduttore. Qui ricordiamo Lasgush Poradeci (1899-1987) e Mitrush Kuteli (1907-1967), che vissero in Albania, e Fan Noli (1882-1965), che visse negli Stati Uniti.

Un altro gruppo è quello degli scrittori che, non potendo scrivere, pubblicare e vivere sotto il regime comunista, decidono di emigrare clandestinamente, di trasferirsi all’estero, e continuare a scrivere in albanese liberamente. Qui ricordiamo Arshi Pipa (1920-1997) e Bilal Xhaferri (1935-1986). Un posto importante merita l’opera letteraria e l’attività di Ernest Koliqi, che dalla fine della seconda guerra mondiale è vissuto in Italia, dove ha dato un insostituibile contributo al mondo delle lettere albanesi.

Come conclusione, come dissenso al realismo socialista albanese, consideriamo quello verso la corrente letteraria in vigore dal 1945 al 1990 espresso nella vita, nell’opera letteraria, nella produzione artistica e nei contributi critici dagli autori albanesi durante questo periodo, vissuti in Albania, oppure fuggiti all’estero. Tale dissenso è stato aperto in alcuni (Sejfulla Malëshova, Kasëm Trebeshina, Pjetër Arbnori, Arshi Pipa) e silenzioso in altri (Lasgush Poradeci, Mitrush Kuteli, Fan Noli).

 

b.2.    Vediamo il dissenso nell’opera di due scrittori Kasëm Trebeshina e Ismail Kadare.

Kasëm Trebeshina, già partigiano nella resistenza durante la seconda guerra mondiale, scrittore, poeta, drammaturgo, saggista, è stato uno dei pochi, se non l’unico scrittore albanese, vissuto in Albania, che apertamente ha dichiarato la sua posizione nei confronti del realismo socialista e della dirigenza comunista albanese. Il 5 ottobre del 1953 scrive un promemoria a Enver Hoxha dove esprime le sue opinioni.

Caso unico in Albania: lo scrittore Trebeshina si dichiara contro il realismo socialista e contro la linea del partito comunista, analizza l’operato della Lega degli Scrittori e la definizione della corrente letteraria ufficiale. Sostiene che il realismo socialista ha un effetto negativo sugli sviluppi letterari; la censura esercitata sulla letteratura è inaccettabile per l’arte.

Se nel promemoria il giovane scrittore si esprime apertamente contro il comunismo, contro il regime albanese e contro il realismo socialista, nella sua opera letteraria il dissenso risulta completo in tutta la sua arte creativa. Il dissenso al realismo socialista si esprime sia nell’opera di critica letteraria, sia nella saggistica, sia nella prosa di Trebeshina.

 

Per quanto riguarda la saggistica ricordiamo: “Realizmi pornoburokratik socialist” (2005), “Fitorja në humbje. Tregim për ata që duan të dëgjojnë” (2001, inedito), Skicë për historinë e letërsisë shqipe, (1993).

Per quanto riguarda la prosa media e lunga sono di particolare importanza il romanzo Mekami, la novella Odin Mondvalsen e il romanzo storico in cinque volumi Kënga shqiptare.

Il romanzo Mekami, che tratta il periodo della occupazione ottomana dell’Albania è l’unico della letteratura albanese contemporanea che valuta positivamente l’occu-pazione dell’Albania e negativamente la figura di Skanderbeg. Secondo noi, se dal punto di vista letterario potrebbe essere considerato un momento di dissenso nei confronti della letteratura ufficiale del realismo socialista, che prendeva come esempio per l’Albania socialista la resistenza albanese del quindicesimo secolo, dal punto di vista storico il libro esprime solo un’idea molto personale dell’autore.

La novella Odin Mondvalsen, una metafora della persecuzione dello scrittore nella società totalitaria, anche se avvicina lo stile del nostro alla prosa contemporanea, rimane purtroppo sotto al livello della sua prosa migliore. Kënga shqiptare che, insieme ai racconti ed alle novelle, costituisce la parte migliore di tutta l’opera voluminosa di Kasëm Trebeshina, con la descrizione precisa della resistenza albanese durante la seconda guerra mondiale, è un contributo molto importante per il dissenso nella letteratura albanese.

Gli sviluppi del movimento comunista albanese, dalle sue origini, fino alla fine della seconda guerra mondiale, il ruolo del partito comunista, la gestione della guerra da parte dei futuri vincitori, le uccisioni degli oppositori e dei possibili rivali politici nelle fila degli stessi comunisti, le condanne e le esecuzioni senza processo dei prigionieri sono elementi che troviamo solo nell’opera di Trebeshina e che sono del tutto assenti in tutto il resto della letteratura dello stesso periodo. Questo quadro storico-letterario dissidente viene completato da altre due opere importanti: Rruga e Golgotës e Dafina të thara. Rruga e Golgotës riguarda l’attività di una formazione partigiana albanese nell’ultimo periodo della guerra, mentre Dafina të thara è la autobiografia romanzata del nostro fino alla metà degli anni cinquanta del secolo scorso.

 

c. Per quanto riguarda il dissenso in Kadare  analizziamo solo una parte della sua opera in prosa, e precisamente i romanzi Gjenerali i ushtrisë së vdekur, Dimri i madh, Koncert në fund të dimrit, Pallati i ëndrrave, Hija, Vajza e Agamemnonit, Ikja e shtërgut e Spiritus.

Perché abbiamo fatto questa scelta?

c.1 Per quanto riguarda Gjenerali i ushtrisë së vdekur dobbiamo mettere in evidenza il mancato rispetto da parte dell’autore delle norme del realismo socialista. Si tratta di un dissenso letterario alla norma ufficiale in vigore nell’Albania socialista.

Kadare parla spesso di questo libro. Dopo il 1990 cerca di sottolineare sempre gli “attacchi” della critica ufficiale del realismo socialista. Noi, anche se ammettiamo le reazioni della critica che Kadare ricorda, ricordiamo anche che il romanzo veniva sempre presentato come una delle opere migliori del realismo socialista. Ne è testimonianza il fatto che il libro venne tradotto in francese e propagandato dal regime con forza all’estero. Tutto ciò viene confermato dalle numerose traduzioni e pubblicazioni all’estero fino al 1990.

Inoltre in Albania dal romanzo vennero tratti una im-portante parte teatrale messa in scena dal teatro popolare di Tirana e un film con lo stesso titolo.

L’idea del protagonista che vaga per il mondo, per uno stato, per il suo paese, in cerca di anime, di scheletri, non è per niente nuova e originale nella letteratura.

Secondo noi il romanzo di Kadare, da questo punto di vista, è molto vicino alle Anime morte di Gogol, anche se Kadare vorrebbe mettere in evidenza solo il legame con Eschilo.

c.2 Dimri i madh e Koncert në fund të dimrit sono i due grandi romanzi storici di Kadare: l’autore tratta il periodo della storia dell’Albania nel momento della rottura delle relazioni con il blocco comunista nel 1960 e il periodo della rottura dei rapporti con la Cina alla fine degli anni Settanta del secolo scorso. Secondo noi è il legame storia-letteratura che ha garantito a Kadare di esprimere il suo dissenso in queste sue due opere. Kadare scrive con molto realismo del comunismo, e già esprime il suo dissenso descrivendo il mondo comunista sovietico e la piccola Albania: il fatto che l’Unione Sovietica di Krusciov neghi all’Albania la fornitura di una quantità di grano, cosa prevista dai contratti tra i due Paesi, è solo un elemento che getta luce sull’oscurità di informazioni che riguardava la situazione al di là del muro. La descrizione, inoltre, del sistema di controllo esistente in Albania, dove Partito unico e Ministero degli interni facevano a gara per garantire la fedeltà per l’edificazione del socialismo, testimonia a favore della presenza del dissenso politico e letterario del Nostro.

Per il lettore straniero, soprattutto per il lettore occidentale, l’immagine del mondo comunista data da Kadare è un’immagine che può essere costruita e trasmessa solo da un testo di un autore dissidente dalla politica comunista e dalla corrente letteraria ufficiale. Per molto tempo, dall’uscita del libro, e, secondo noi, fino ad oggi, grazie al fatto che la critica albanese ha ragionato solo in ambito nazionale, in una posizione di totale chiusura verso l’esterno, non è stata trattata l’importanza del messaggio di Kadare: quale messaggio arrivava al lettore (e non solo al lettore albanese, ma anche al lettore dei paesi dell’est ed al lettore occidentale) dal romanzo Dimri i madh.

La critica fuori dall’Albania, invece, non ha colto questo valore del messaggio per via dei troppi pregiudizi nei confronti del libro. L’estrema attenzione dedicata solo ai riferimenti albanesi interni, come per esempio la presenza della figura di Enver Hoxha, ha messo da parte, ingiustamente, il valore universale del messaggio.

c3. Il sistema di controllo presente in un regime totalitario viene descritto nel grande romanzo-metafora di Kadare: Il palazzo dei sogni. Il mondo dell’impero ottomano della fine dell’Ottocento serve come punto di partenza e come ambiente per sviluppare la grande idea artistica dell’autore: il controllo esercitato dallo stato totalitario esteso fino all’assurdo: il controllo dei sogni.           La forza della narrativa di questo romanzo supera lo stesso coraggio dell’autore ed ogni limite possibile di sopportazione da parte del potere nei confronti dello scrittore più rappresentativo del realismo socialista albanese.

Secondo noi le critiche nei confronti del romanzo, accusato addirittura di essere nocivo alla edificazione del socialismo in Albania, derivano soprattutto dall’incapacità della critica di regime di cogliere il valore universale dell’arte in questo testo letterario. Purtroppo, ancora oggi, buona parte della critica, spostandosi all’altro estremo, che cerca e pretende in modo insistente di conferire al romanzo un valore “concreto” legato agli sviluppi politici dell’Albania comunista, riduce il livello del messaggio letterario.

Il valore assoluto di Pallati i ëndrrave rimane la perfetta descrizione dello stato totalitario. Con questa opera Kadare ha superato Zamjatin, Huxley e Orwell. Il valore letterario dell’opera non consiste, dunque, solo nella denuncia di un preciso regime totalitario, ma nella condanna del totalitarismo in tutte le sue possibili forme, nell’uso della tecnologia quale mezzo di controllo sociale e statale, nella persecuzione degli oppositori politici, nell’uso dei mezzi di comunicazione.

c.4 Un altro filone del dissenso presente nelle opere di Kadare è costituito dai romanzi scritti sotto il regime comunista in Albania e depositati clandestinamente in una cassetta di sicurezza a Parigi da parte del suo editore francese (Hija (2003), Ikja e shtërgut (1999), e Vajza e Agamemnonit (2003). Qui il dissenso è aperto: l’autore scrive con consapevolezza e in modo esplicito contro il regime comunista. Perciò il materiale viene conservato in un primo momento all’estero, con la possibilità della pubblicazione in caso di una morte “accidentale” dell’autore (Besa/Roma).


Segnala questo articolo su:

Facebook    OK notizie    Digg    reddit    Deli.cio.us   
 38 visitatori online
Articoli attualmente presenti
su Jemi.it:1379
Utenti registrati
1233 Registrati
3 Questo mese