IL NATALE

HA FATTO SORGERE TE, ORIENTE DALL'ALTO

Con questa espressione l'apolytìkion di Natale introduce alla comprensione dell'arcano evento dell'Incarnazione e del significato della Nascita di Gesù Cristo come manifestazione del mistero che scende dall'alto, dalla volontà salvifica di Dio. La nascita di Gesù secondo la carne rende possibile la conoscenza della "giustificazione", realizzata da Gesù Cristo, "sole di giustizia", "oriente dall'alto". E chiama tutti all'adorazione.

La stella, gli angeli, i pastori, i magi sono orientati verso un'umile grotta: "Colui che è nato in una grotta ed è stato posto in una greppia per la nostra salvezza è il Cristo, Dio nostro". Il creato intero e l'umanità hanno atteso la redenzione, ora glorificano Dio nell'alto dei cieli e invocano la pace in terra.

Il primo inno idiòmelo del vespro di Natale, con riferimenti all'antico e al nuovo Testamento, invita a far festa e invoca la misericordia divina. L'inno, firmato da Germano, così canta:

"Venite esultiamo per il Signore, esponendo questo mistero. Il muro di separazione che era frammezzo è abbattuto; la spada di fuoco si volge indietro e i cherubini si ritirano dall'albero della vita. E anch'io godo del paradiso di delizia, da cui ero stato scacciato per la disubbidienza. Poiché la perfetta immagine del Padre, l'impronta della sua eternità, prende forma di servo, nascendo da Madre ignara di nozze, senza subire mutamento: Ciò che era è rimasto: Dio vero; e ciò che non era ha assunto, divenendo uomo per amore degli uomini. A lui acclamiamo: O Dio, che sei nato dalla Vergine, abbi pietà di noi".

L'inno invita all'esultanza natalizia perchè Cristo è la nostra pace, venendo tra noi Colui che ha abbattuto "il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia" (Ef 2,14). E ha riconciliato tutti con il Padre.

L'inno adopera diverse espressioni e simboli biblici: il paradiso, i cherubini in guardia dell'Eden, la spada di fuoco. Dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio "scacciò l'uomo e pose ad oriente dell'Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante per custodire la via all'albero della vita (Gen 3,24).

Questa separazione viene abbattuta con l'Incarnazione del Verbo di Dio, "perfetta immagine del Padre, impronta della sua eternità". Pertanto canta l'innografo: "Anch'io godo del paradiso di delizia".

L'augurio di Buon Natale comprende il coinvolgimento vitale in questa storia di redenzione, di esultanza e di dossologia.

Natale 2006

Eleuterio F. Fortino

 

 

Mistagogia

in S. Atanasio

 

Il Consiglio della Chiesa di S. Atanasio ha deciso di studiare nell'anno 2007:

 

I sacramenti
nella Chiesa Bizantina

 

1. I sacramenti dell'iniziazione cristiana (17 febbraio 2007)

2. Riti della Penitenza (17 marzo 2007)

3. Il Matrimonio, sponsali e nozze (21 aprile 2007).

 

Le conferenze saranno tenute da p. Miguel Arranz professore emerito del Pontificio Istituto Orientale e della Pontificia Università Gregoriana.

Gli incontri avranno luogo nella sala del Circolo italo-albanese di cultura "Besa - Fede" di via dei Greci 46, con inizio alle ore 17,30.

Il programma è coordinato dal diacono prof. Luigi Fioriti.

 

Altri eventi

 

  • 6 maggio: Pellegrinaggio a Casamari e Trisulti:

coordinamento, prof.ssa Maria Franca Cucci.

  • Mese di giugno: Incontro dei giovani battezzati nella chiesa di S. Atanasio:

coordinamento, ins. Agnese Ierovante (Besa/Roma).

 

Lo scorso anno sono state studiate le feste (despostiche, teomitoriche e quelle dei santi) con lezioni dell'Archimandrita p. Giorgio Gharib del Patriarcato greco melkita cattolico.



"FA SENTIRE I SORDI E FA PARLARE I MUTI"

SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITA' DEI CRISTIANI 2007

18 - 25 gennaio

 

 

Testo biblico di base

 

"Poi Gesù lasciò la regione di Tiro, passò per la città di Sidone e tornò ancora verso il lago di Galilea attraverso il territorio delle Dieci Città.

Gli portarono un uomo che era sordomuto e lo pregarono di porre le mani sopra di lui.

Allora Gesù lo prese da parte, lontano dalla folla, gli mise le dita negli orecchi, sputò e gli toccò la lingua con la saliva. Poi alzò gli occhi al cielo, fece un sospiro e disse a quell'uomo: «Effatà!», che significa: «Apriti!». Subito le sue orecchie si aprirono, la sua lingua si sciolse ed egli si mise a parlare molto bene.

Gesù ordinò di non dire nulla a nessuno, ma più comandava di tacere, più la gente ne parlava pubblicamente. Tutti erano molto meravigliati e dicevano: «È straordinario! Fa sentire i sordi e fa parlare i muti!» (Marco 7, 31-37).


 

 

Presentazione del tema


 

"Tutti erano molto meravigliati e dicevano: «È straordinario! Fa sentire i sordi e fa parlare i muti!» (Marco 7, 31-37).

Ascolto e annuncio: due dimensioni essenziali per la vita cristiana e per lo stesso impegno ecumenico. Il brano evangelico proposto per la preghiera per l'unità di quest'anno ricorda inoltre che, in assenza di queste dimensioni, il Signore interviene e guarisce l'uomo perché, riportato alla condizione che corrisponde alla natura redenta, possa realizzare se stesso e vivere nella comunione con gli altri, mettendosi in contatto con loro, dopo aver riacquistato la capacità di "sentire e parlare".

La proposta iniziale di questo tema è venuta da un gruppo ecumenico del Sud Africa, avendo come spinta contingente una situazione particolare locale, in cui si stenta a "parlare" per remore personali e per condizionamenti sociali. Una tale situazione si manifesta anche altrove, là dove la reticenza diventa connivenza con il male, per timore o per interesse.

La proposta proveniente dal Sud Africa è stata rielaborata e preparata per la divulgazione internazionale dal Comitato misto per la preghiera tra il Consiglio Ecumenico delle Chiese e il Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani.

 

  1. Ascoltare e comunicare

 

Le dimensioni di ascolto e di annuncio sono strettamente connesse.

Il brano evangelico, nello

stile sobrio, sintetico di Marco, lo esprime in modo efficace.

 

Presentarono a Gesù "un uomo sordo e muto, pregandolo di imporgli le mani". Il contesto è esplicitamente religioso, come indica la domanda di "imporgli le mani" perché la guarigione che può operare "il profeta" proviene dalla potenza di Dio. Gesù compie un atto e pronuncia una parola, ad immagine della struttura sacramentale. Innanzitutto porta in disparte, lontano dalla folla, il sordomuto. L'incontro vero con il Signore è strettamente personale, come la conversione è sempre personale. Quindi mise le proprie dita nelle sue orecchie e con la propria saliva toccò la lingua. Ordinò: "Effatà" cioè, "Apriti", sordomuto! "Apriti", apritevi orecchie, apriti lingua, sciogliti per comunicare agli altri quanto il Potente ha operato in te. Altrettanto sobria ed essenziale è la sintesi: "Subito le sue orecchie si aprirono, la sua lingua si sciolse ed egli si mise a parlare molto bene (Mc 7,37). Poter ascoltare e poter parlare è un dono di Dio.

 

2.         Beati colo che ascoltano

 

L'ascolto della Parola di Dio è prioritario nella visione cristiana.

Solo dopo aver ascoltato l'Evangelo di salvezza si può parlare agli altri per comunicarlo. Ciò che ha operato con la guarigione del sordo muto Gesù lo dichiara anche con le parole. Nell'episodio di Marta e Maria. Entrambe le sorelle intendono accogliere amichevolmente e degnamente Gesù nella loro casa. Marta si preoccupa di "molte cose", di tutto quanto è necessario e utile per una tale accoglienza, mentre Maria "si era seduta ai piedi del Signore e ascoltava la sua parola" (Lc 10, 39).

Alle proteste di Marta Gesù le dà l'indicazione fondamentale di ogni credente: "Tu ti inquieti e affanni per molte cose. Una sola cosa è necessaria. Maria invece ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta" (Ibidem, 41). In maniera più tagliente Gesù ribadisce questo suo insegnamento alla donna che elogiava sua Madre perché lo aveva portato in grembo chiamandola beata. Gesù ribadisce: "Beati piuttosto (menoùn - quinimmo) coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica" (Lc 11,28).

 

3.         Ascoltare e comunicare nell'ecumenismo

 

Uno dei modi per mettere in pratica la Parola di Dio è annunziarla agli altri. Parlare, quindi. "Andate in tutto il mondo, predicate l'Evangelo ad ogni creatura" (Mc 15,15). La questione ecumenica è legata a questo mandato.

Il Decreto del Concilio Vaticano II fa esplicito riferimento a questo versetto e dichiara che "tale divisione non solo contraddice apertamente alla volontà di Cristo, ma anche è di scandalo al mondo e danneggia la santissima causa della predicazione del Vangelo ad ogni creatura" (UR,1).

La divisione, come già da quasi un secolo ha messo in rilievo la conferenza missionaria mondiale di Edimburgo (1910), indebolisce l'annuncio cristiano. Come possiamo annunciare da cristiani divisi che Gesù è l'unico Signore e Salvatore del mondo? La questione si radica nella preghiera stessa di Gesù: "Che tutti siano uno, affinché il mondo creda" (Gv 17,21).

Parlare con gli altri per riflettere sulla Parola di Dio e trarne le conseguenze che impegnano gli uni e gli altri fa parte dell'intero movimento ecumenico. Il dialogo è strumento essenziale della ricerca della piena unità dei cristiani, nelle molteplici dimensioni di presentazione della propria fede, di ascolto della esposizione degli altri, del confronto e del tentativo di instaurare convergenze e soluzioni dei problemi controversi. Il decreto sull'ecumenismo lo segnala con chiarezza.

Enumerando le iniziative per la ricerca dell'unità, segnala le conversazioni che si tengono "con intento religioso" tra i cristiani e in particolare "il dialogo avviato tra esponenti debitamente preparati della propria comunità, nel quale ognuno espone più a fondo la dottrina della propria comunità e ne presenta con chiarezza le caratteristiche.

Infatti con questo dialogo tutti acquistano una cognizione più vera e una più equa estimazione della dottrina e della vita di entrambe le comunioni ed inoltre quelle comunioni conseguono una più ampia collaborazione in qualsiasi dovere richiesto da ogni coscienza cristiana per il bene comune" (UR,4).

Il brano evangelico scelto per questa settimana ci ricorda un'altra dimensione. "Gesù ordinò di non dire nulla a nessuno, ma più comandava di tacere, più la gente ne parlava pubblicamente" (Mc 7,36). Ciò corrispondeva alla progressiva rivelazione del segreto messianico, necessario per la maturazione della fede dei seguaci di Gesù.

Ma ci segnala anche un altro aspetto della predicazione: quello della testimonianza. L'annuncio attraverso le opere. "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli" (Mt 5,15).

Ciò vale anche per l'ecumenismo. Vivere già da ora, per quanto possibile, la comunione esistente significa favorire concretamente la maturazione dell'unità.

Lo aveva intravisto il decreto Unitatis Redintegratio quando affermava: "Si ricordino tutti i fedeli che tanto meglio promuoveranno, anzi vivranno in pratica l'unione quanto più si studieranno di condurre una vita più conforme all'Evangelo".

 

4.         Chi ha orecchi da intendere intenda

 

"Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese" (Ap 2,11). Si può avere orecchi e non sentire, non voler sentire, non ascoltare. Lo Spirito dice a ciascun cristiano: chi ha orecchi da intendere intenda. Lo Spirito dice alle Chiese del nostro tempo che l'unità dei Cristiani è intimamente legata alla evangelizzazione ed anche alla ri-evangelizzazione. Gesù lo aveva indicato nel modo sublime della preghiera. Ha pregato che i suoi discepoli siano uniti, siano uno, una cosa sola, affinché il mondo, l'umanità creda nel Figlio di Dio, Signore e Salvatore del mondo. E così il mondo, l'umanità intera, sia salva.

Eleuterio F. Fortino





 

LA COMUNITA' ARBËRESHE DI ROMA

PREGA PER TUTTI GLI ALBANESI

 

Per la festa nazionale di Albania (28 novembre 2006) la Comunità arbëreshe di Roma ha organizzato due incontri: uno culturale e uno spirituale.

Nel primo il prof Pietro De Leo, ordinario di storia nell'Università della Calabria, ha presentato il volume dello storico Giovanni La viola:

 

"Dizionario biobibliografico degli Italo-Albanesi"

appena pubblicato (2006) dalle Edizioni Brenner di Cosenza

nella collana "Biblioteca degli Albanesi d'Italia".

 

La pubblicazione è una vera enciclopedia di tutte le personalità della cultura arbëreshe da Luca Matranga (1592) ad oggi con 762 personaggi segnalati (letterati, storici, ecclesiastici, patrioti, cultori). Anche i viventi sono ampiamente presenti. E' il frutto di una trentina di anni di silenziosa raccolta dei dati, servendosi di libri, riviste, segnalazioni bibliografiche precedenti parziali, di contatti e consultazioni personali. Ne è autore il prof. Giovanni Laviola, scrupoloso e rigoroso ricercatore di storia, autore di molte pubblicazioni riguardanti fenomeni e avvenimenti calabresi e italo-albanesi. Di ogni persona segnalata vengono presentati dati biografici essenziali, la sua opera, in particolare i dati bibliografici, tanto su quanto ha prodotto, quanto su ciò che altri hanno scritto e sui giudizi relativi. Ogni italo-albanese deve essere grato all'autore per una sintesi così documentata dell'avventura culturale arbëreshe.

 

Nel secondo incontro, domenica 26 novembre, nella chiesa di S. Atanasio (Via del Babuino 149) regolarmente  frequentata dagli Arbëreshë di Roma, è stata celebrata la

 

Divina Liturgia di S. Giovanni Crisostomo in lingua albanese

Cantata nella musica dello jeromonaco arbëresh Nilo Somma

 

Si è pregato per tutti gli albanesi viventi in Albania, nella Kosova, in Macedonia, nel Montenegro e nella diaspora antica e recente.

All'omelia mons. Eleuterio F. Fortino, commentando la pericope evangelica del giorno (Luca 18, 18-27) ha riproposto la domanda:"Cosa  devo fare per ottenere la vita?" e ha riportato la risposta di Gesù: "Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre".

Queste indicazioni etiche interessano le singole persone e gli stessi popoli che intendono costruire una società ordinata e orientata al bene comune e a quello delle singole persone. "Sono particolarmente appropriate per la nostra patria di origine avviata verso un sostanziale rinnovamento politico, sociale, spirituale".

L'esigenza di rinnovamento morale è presente in Albania come mostrano diverse iniziative e pubblicazioni recenti. mons. Eleuterio F. Fortino ha citato lo studio di don Basilio Petrà, professore universitario di etica: "La coscienza secondo lo Spirito. Per una comprensione cristiana della coscienza morale", tradotta (Tirana, 2006) in albanese dal rev. Arian Shkurti; e il primo volume dell'opera "Il senso religioso" di don Luigi Giussani, tradotta in albanese dal prof. Ferdinand Leka (settembre 2005).

Nella presentazione della traduzione albanese a Tirana è stato sintetizzato il senso in questa espressione: "Occorre ricostruire l'umano e non solo strade e case" (Besa/Roma).


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