SanMicheleTorino.jpgRettore: papàs Viorel Adrian Hancu

Sede: Via Giolitti, 44 Torino

Sito web: http://sanmichelebizantino.interfree.it/

            Responsabile del sito web: Livio Pistoia


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distrib_paneTorino.jpgIl protopapàs Giovanni Bugliari, originario di Santa Sofia d'Epiro, uno dei comuni italoalbanesi facenti parte dell'Eparchia di Lungro, ha iniziato la sua attività pastorale a Torino dal 1959 al 2008. Nel 1965 è stato delegato dalla Congregazione per le Chiese Orientali per Torino e Piemonte e al tempo della promulgazione del Codice di Diritto Canonico per le Chiese Orientali è divenuto ufficialmente plenipotenziario per i cattolici orientali in Piemonte. È principalmente a lui che si deve l'istituzione della chiesa di rito bizantino di San Michele Arcangelo, in Via Giolitti 44 a Torino. La chiesa è un riferimento per tutti gli arbëreshë residenti in Piemonte.Tra i personaggi illustri che hanno frequentato la chiesa si ricorda un membro eminente del mondo accademico torinese, il Prof. Augusto Guzzo che, pur non di origine italo-albanese, ne amò profondamente il rito e contribuì con articoli alle pubblicazioni della comunità. Di famiglia italoalbanese è invece il Dr. Giorgio La Valle, direttore della rivista Arbëresh, ma pure dirigente della casa editrice SEI che promosse la conoscenza della comunità italo-albanese attraverso un certo numero di trasmissioni radiofoniche e televisive. Verso la metà degli anni '80 la comunità fu presentata in un documentario della RAI, Popoli in trasferta - gli Arbëresh del Piemonte, curato dal Dr. Edoardo Ballone, giornalista de La Stampa e autore di studi sulle minoranze etnico-linguistiche e dal Regista Michelangelo Dotta.     

La chiesa di San Michele Arcangelo è una delle più belle realizzazioni del barocco piemontese a Torino e fu progettata dal Buonvicino che ne curò direttamente i lavori nel 1784. Stilisticamente, la Chiesa si situa nel periodo di transizione tra il barocco e il neoclassico e si adatta molto bene al rito bizantino, anche per la relativa assenza di arredi scultorei (sono presenti bassorilievi e stucchi pregevoli). L'edificio apparteneva all'ordine dei Trinitari Scalzi (benemeriti per l'opera di evangelizzazione nei paesi islamici e per gli sforzi nel campo della liberazione degli schiavi) che possedevano la Chiesa e l'annesso convento. Con la soppressione del convento nel periodo napoleonico, il complesso fu trasformato in ospedale ginecologico. Qui, fino al 1938 (anno in cui fu inaugurato l'ospedale di Sant'Anna) ebbe luogo la maggioranza dei parti ospedalieri della Città. La Chiesa, sconsacrata, venne adibita a deposito di armi e munizioni durante la seconda guerra mondiale e subì due bombardamenti. Dopo la guerra, il comune assegnò i locali a diversi usi tra cui un deposito per la nettezza urbana e uno studio di pittura. La concessione della Chiesa alla comunità italo-albanese risale al 1959; già da due anni, tuttavia, vi si celebravano liturgie di rito bizantino. La Chiesa con gli annessi locali ad uso della comunità è proprietà del comune di Torino, a carico del quale è la manutenzione ordinaria e straordinaria. La Chiesa è dotata di ampi locali sotterranei che ne costituiscono il centro di incontro sociale, con accesso alla attigua piazza Cavour, così come l'abitazione del parroco.

Giuridicamente la Chiesa è affidata ai cattolici di rito orientale in Torino, non specificamente agli Italoalbanesi, che ne rappresentano comunque tuttora una stragrande maggioranza. Lo spazio interno del tempio, a unica navata, è di circa 350 metri quadri e può ospitare, con relativa comodità, circa 250 fedeli. L'antico fonte battesimale in pietra di Chivasso occupa una delle absidi laterali; è inamovibile e viene usato quasi esclusivamente per le funzioni di benedizione delle acque (il parroco ha tuttavia un progetto di trasformazione del fonte per renderlo idoneo ai battesimi per immersione pur salvaguardandone l'integrità architettonica). La chiesa è stata dotata di una iconostasi fi n dall'inizio delle celebrazioni in rito bizantino. Tranne alcune icone provenienti dalla Grecia, quasi tutte le icone della chiesa (e in particolare tutte quelle dell'iconostasi) sono state dipinte da membri della comunità usando l'antica tecnica della tempra all'uovo. Lo stile delle icone regali del Salvatore e della Deipara è reminiscente di quello delle celebri icone regali dipinte a Roma da Pimen Sofronov, un famoso iconografo russo contemporaneo, erede della tradizione iconografi ca dei Vecchi Credenti (noto per aver affrescato negli anni sessanta la cattedrale russa di San Francisco dedicata all'icona della Madre di Dio "gioia di tutti gli afflitti"). Riproduzioni delle icone regali di Pimen Sofronov accolgono i visitatori dalla finestra della bussola di ingresso. La Chiesa è quindi in grado di sopperire alle proprie necessità iconografi che anche se non vi funziona una vera e propria scuola di iconografi a 4. Dopo i prossimi restauri in corso, si potrà assistere a un'estensione del patrimonio iconografico della Chiesa, in particolare con l'utilizzo di aree parietali che un tempo ospitavano tele a soggetto religioso. Due particolari distintive del santuario (in greco, vima) sono il ciborio (Baldacchino sorretto da colonne che circonda la tavola dell'altare) e l'artoforio (tabernacolo) pensile a forma di colomba. Il primo ricorda i Martoria o edicole che sorgevano sopra alle tombe dei martiri cristiani dei primi secoli, la seconda è una forma di custodia eucaristica tipica delle chiese italo-albanesi, per quanto la Chiesa possieda anche un tabernacolo a forma di piccola chiesa che è il modello tipicamente usato nella tradizione liturgica slava e romena. La chiesa di San Michele è l'unico centro religioso degli Arbëreshë del Piemonte e soprattutto per chi abita fuori Torino non è sempre facile una frequenza regolare. Secondo la stima, tuttavia, quasi tutti i fedeli sono presenti in Chiesa 9 o 10 volte all'anno (questo permette alle famiglie di mantenere un collegamento costante con la vita della Chiesa) e vi fanno comunque riferimento per battesimi, matrimoni e funerali. Vi è purtroppo un reale pericolo di perdita del rito (soprattutto tra i giovani e in generale per le generazioni dei nati a Torino dopo l'immigrazione) attraverso l'integrazione in parrocchie latine e per l'aumento del fenomeno dei matrimoni misti (che rimaneva pressoché sconosciuto nei paesi italo-albanesi dell'anteguerra). La Chiesa si riempie in occasione di visite di vescovi delle Eparchie sia di Lungro che di Piana degli Albanesi, di feste (Natale, Epifania, Pasqua), feste patronali e nei giorni del triduo pasquale (il venerdì e sabato santo il numero di fedeli supera la capacità del tempio). Le lingue liturgiche utilizzate nelle funzioni sono il greco e l'arbëreshe (nelle celebrazioni pasquali e in alcune feste si includono anche parti di slavo). Come supporto liturgico per i fedeli, il circolo culturale della Chiesa produce un foglio con le parti variabili della Divina Liturgia, le letture domenicali e note di catechismo in greco, arbëreshe e italiano. Il titolo del foglio è La Domenica (E DIELA in arbëreshe, H KYPIAKH in in greco). Il Typikon (insieme di norme e rubriche culturali per lo svolgimento delle celebrazioni) è quello di Costantinopoli e i Minea ("libri dei mesi" corrispondenti al proprio dei santi e delle feste del ciclo fisso) provengono da base greca. L'altro Typikon in uso nelle chiese di rito bizantino in Italia è quello "criptense" di Grottaferrata. Esso, tuttavia, è usato solo dai monaci. La Chiesa adotta il calendario giuliano riformato (lo stesso delle chiese ortodosse di nuovo calendario tra cui quella greca e quella romena). Tale soluzione, oltre a venire incontro ai frequentatori di origine greca, fa sì che le celebrazioni pasquali cadano per la maggior parte in date differenti da quelle delle parrocchie latine. Questo permette agli Arbëreshë piemontesi di festeggiare il ciclo pasquale alla chiesa di San Michele riservandosi nello stesso tempo i periodi di ferie della pasqua "latina" per ritornare ai comuni d'origine. L'alta percentuale di operai tra gli Arbëreshë dà per scontato il mese di agosto come un periodo di vacanza nei paesi natii. Per questo motivo la Chiesa rimane solitamente chiusa per tutto il mese di agosto. La Chiesa non ha altri membri del clero oltre al Rettore che è comunque coadiuvato da laici per il servizio all'altare e il coro. Il coro della Chiesa conta circa una decina di ragazzi e ragazze. Altri laici offrono un valido contributo di volontariato per le visite agli ammalati e per le necessità della Chiesa. Spesso il Rettore è chiamato per la celebrazione di sacramenti di iniziazione cristiana e di matrimoni presso parrocchie di rito romano con le quali vi sono ottimi rapporti. Sul piano delle attività ecumeniche, bisogna ricordare l'ospitalità data alla comunità ortodossa romena negli anni dello sviluppo di quest'ultima a Torino; proprio nella chiesa di San Michele fu ordinato sacerdote nel 1979 Padre Genghe Vasilescu, attuale parroco della chiesa ortodossa romena di Santa Parascheva a Torino. Fino al momento in cui la parrocchia di Santa Parascheva ebbe la propria sede, la liturgia domenicale della comunità romena aveva luogo dopo quella della chiesa di San Michele. Per ora, la Chiesa non ha ancora ricevute visite episcopali ortodosse, con l'eccezione dei vescovi romeni. Tramite questa offerta di ospitalità liturgica e la sensibilizzazione verso il rito bizantino promossa in diversi ambienti del mondo cattolico, la chiesa di San Michele Arcangelo promuove un discorso di dialogo ecumenico legato alla stessa ragion d'essere della minoranza italo-albanese; tuttavia, proprio per le sue specificità di identità culturale e religiosa, la comunità mantiene un'attitudine negativa verso il bi-ritualismo ritenendolo una modalità sbagliata di approccio ecumenico tra Occidente e Oriente.  

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