02 Aprile 2011
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La Chiesa Italo-Albanese
S. Em. Rev.ma Emilianòs Timiadis, Metropolita titolare di Calabria, osservatore del Patriarcato di Costantinopoli al Concilio Ecumenico Vaticano II, membro permanente del Consiglio Mondiale delle Chiese di Ginevra, ha voluto visitare le comunità italo-albanesi della Calabria, che ancora conservano il rito bizantino greco.
Un vero « pellegrinaggio » di amore e di fraternità, secondo lo spirito del Concilio, alla ricerca di ciò che ci unisce, per avviare in modo concreto il dialogo auspicato da S. S. Paolo VI e dal Patriarca Atenagora. Questo lo scopo del viaggio, come lo stesso Metropolita ha dichiarato. Un pellegrinaggio che non poteva non cominciare che in questa isola orientale in terra italiana, nell'Eparchia di Lungro, che con tanto amore ha conservato il rito bizantino e la tradizione orientale, segno tangibile della Provvidenza per i tempi nuovi che maturano.
Accompagnato dal Rev.mo Canonico, Beauiduin, Direttore dell'Opera d'Oriente per il Belgio, il Metropolita giungeva a, Cosenza nella tarda serata del 9 dicembre. L'indomani mattina, accompagnato anche dal Rev.mo Vicario Generale dell'Eparchia di Lungro, Papàs Giovanni Stamati, si recava in visita a S. E. Rev.ma Mons. Picchinenna, Arcivescovo di Cosenza. Visitava il Duomo, dove con l'Arcivescovo recitava il « Padre nostro » per invocare l'unione di tutti i cristiani.
Finita la visita partiva immediatamente per S. Demetrio Corone, uno dei più importanti centri degli italo-albanesi d'Italia, sede del celebre Collegio fondato da Papa Clemente XII, accanto alla millenaria Chiesa di S. Adriano, splendido monumento dell'arte bizantina. Qui S. Nilo di Rossano fondò un monastero, prima di salire verso Roma, dove avrebbe fondato il Monastero di Grottaferrata.
Accolto dal clero del luogo, dal corpo insegnante, e dai seicento alunni del Liceo-Ginnasio e della Media, S. Em. il Metropolita Emilianos visitava la Chiesa, si soffermava in preghiera e rivolgeva alla massa di giovani presenti un toccante discorso di amore e di pace. Le parole del Metropolita riecheggiavano chiaramente il messaggio finale del Concilio ai giovani. Li invitava ad essere gli uomini nuovi della società di domani che vedrà, sotto la guida dello Spirito Santo, la Chiesa unita, come uno solo è il Cristo.
Nel primo pomeriggio visitava la Chiesa Parrocchiale accolto festosamente dal clero della zona e dal popolo. Partiva per S. Basile, dove ha sede il Seminario Diocesano. Visitava la Chiesa Parrocchiale, gremita di fedeli, ed anche qui rivolgeva un breve discorso di riconciliazione e di pace. S. Em. il Metropolita si diceva particolarmente colpito e commosso per questa accoglienza tanto calorosa, che rivelava un comune desiderio di percorrere uniti il cammino che porta alla riconciliazione.
Metteva in evidenza come il Concilio abbia profondamente agito in questo senso, avvicinando le Chiese, facendo cadere delle barriere secolari.
Il giorno dopo, Il dicembre, si recava al Patirion, i cui resti rimangono una viva testimonianza di fede, di pietà e dì arte della Calabria bizantina. Poi a Rossano, in Arcivescovado, e per visitare la Cattedrale, S. Marco e il Codice Purpureo. Di ritorno si fermava a Frascineto, dove ammirava la splendida iconostasi, uno dei migliori esempi che si conoscano in Italia, ed Eianina.
Verso le 18,30 giungeva a Lungro.
S. E. Rev.ma Mons. Giovanni Mele, attorniato dal suo clero, lo riceveva all'ingresso dell'Episcopio, scambiando con lui il bacio di pace, mentre dalla massa di persone che si era riunita per l'occasione. si levava un caloroso applauso. Il Sindaco di Lungro, Prof. Nicola Scaglione, gli porgeva il benvenuto a nome di tutta la popolazione, con parole piene di simpatia e di augurio. Anche il Prof. Mario Pacienza, Presidente dalla Giunta Diocesana di A. C., porgeva il benvenuto, a nome di tutte le organizzazioni cattoliche, all'illustre ospite. S. Em. Emilianos si diceva particolarmente commosso da queste accoglienze e ripeteva ancora una volta, che lo scopo del viaggio era di portare a tutti il messaggio di pace che scaturiva dal Concilio e dalla volontà dei due grandi protagonisti di questo avvicinamento tra l'Oriente e l'Occidente: S. S. Paolo VI ed il Patriarca Atenagora.
Domenica 12 dicembre, nella Cattedrale di Lungro si svolgeva un solenne Pontificale per la chiusura dei Concilio Ecumenico.
Pontificava S. E. Mons. Giovanni Mele. Assisteva S. Em. il Metropolita Emilianos. La Cattedrale era gremita di fedeli. Prima dell'inizio del Pontificale l'Arciprete di Lungro, e Vicario Generale della Diocesi, offriva, a nome della popolazione, a S. Em. Emilianos due triceri in argento, segno di una comune volontà di preghiera e di augurio per la sospirata unità dei cristiani.
Dopo il canto del S. Evangelo S. E. Rev.ma Mons. Mele teneva l'omelia. Parlava del Concilio, dei frutti che la Chiesa aspetta da questo avvenimento tanto importante nella vita della Chiesa e salutava con particolare calore l'illustre ospite, tangibile segno che i frutti del Concilio già incominciano a raccogliersi.
S. Em. il Metropolita rispondeva con un discorso, seguito dalla commossa attenzione dei fedeli. Si dichiarava particolarmente toccato dal calore, dall'affetto, dall'entusiasmo con cui era stato ricevuto. Lo spettacolo di fede e di carità di questo popolo italo-albanese, rimasto così tenacemente attaccato alla spiritualità ed alla liturgia della Chiesa bizantina, era per lui motivo per innalzare una preghiera di ringraziamento a Dio, che aveva voluto che queste comunità conservassero intatte le loro tradizioni, proprio per costituire un « pegno » di riconciliazione ed un inizio di dialogo ecumenico più concreto e più profondo.
“Per troppo tempo siamo rimasti divisi abbiamo alzato delle barriere, dei muri, e dove si innalzano barriere e muri sorgono sempre divisioni ed incomprensioni. Ora è venuto il momento di far cadere queste barriere. Dobbiamo conoscerci meglio per poter amarci, per compiere insieme il cammino verso l'unione tanto auspicata” .
E continuava dicendo che il mondo ha bisogno dell'unione di tutti i cristiani se vuol salvare la sua pace, che soltanto Cristo ed il Suo Evangelo possono dare.
Accennava alla duplice missione che ha questa Eparchia bizantina di Lungro: “far conoscere nel cuore della cattolicità i tesori della tradizione e della liturgia bizantina ed essere punto d'incontro tra Costantinopoli e Roma ».
Nel primo pomeriggio S. Em. il Metropolita Emilianos si recava in visita ad Acquaformosa, accolto dall'entusiasmo della popolazione. Visitava il «Centro Assistenza Preventiva Giovanile » gestito dalle Suore Basiliane, Figlie di S. Macrina, e si congratulava con il Parroco, Papàs Vincenzo Matrangolo, per un'opera così moderna, unica nel suo genere in Calabria. in cui vengono raccolti i bambini di famiglia numerosa, a cura del Ministero dell'Interno. Nella sala teatrale del « Centro » si svolgeva una breve cerimonia in onore dell'Eminente ospite. Uno dei bambini assistiti offriva al Metropolita un ricco epitrahilion (stola) ricamato in oro e seta.
Rispondendo al fervido, caloroso indirizzo del Parroco, Papàs Matrangolo, S. Em. il Metropolita prometteva che sarebbe tornato per visitare nuovamente queste comunità, in cui aveva trovato tanta fede, tanto sincero desiderio di unione.
In tarda serata il Metropolita, accompagnato da molti del Clero, lasciava la Diocesi di Lungro, diretto a Reggio Calabria.
Una visita, dunque, che iniziata sotto gli auspici del Concilio, in questo nuovo clima di fraternità e di comprensione, ha dato i suoi frutti. Gli Italo-Albanesi della Diocesi di Lungro hanno dimostrato come la lungimiranza della Santa Sede, nei loro riguardi, (sono sempre stati protetti dai Papi, lungo i secoli, contro ogni sopruso) è stata veramente opera voluta dalla Provvidenza per spianare le vie all'unione di tutti i cristiani.
(RISVEGLIO – ZGJIMI anno III - Nr. 10 . 11. 12, 1965)
Articolo riprodotto da www.sotir.it
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