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24 Giugno 2010
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Puru nà arbërëshë ndihjtëm ghë cikë
L'unificazione dell'Italia partì il 5 di maggio del 1860 da Quarto, ma chi diede la possibilità a quella spedizione di aver un esito positivo, si prodigò molto tempo addietro, gli eventi di seguito riportati fanno parte di quel periodo ove illustri personaggi lungimiranti, preparavano le strutture idonee per formare ed educare all'unificazione d'Italia.
L'unificazione dell'Italia partì il 5 di maggio del 1860 da Quarto, ma chi diede la possibilità a quella spedizione di aver un esito positivo, si prodigò molto tempo addietro, gli eventi di seguito riportati fanno parte di quel periodo ove illustri personaggi lungimiranti, preparavano le strutture idonee per formare ed educare all'unificazione d'Italia.
Nel 1792 Mons. Francesco Bugliari, nominato Presidente e Vescovo del Collegio di S. Benedetto Ullano, si trovò ad affrontare le difficoltà economiche della struttura; non potendo così accogliere i molti giovani che aspiravano ad istruirsi nelle discipline liberali, per cui era costretto ad accogliere solo i pochi alunni avviati al sacerdozio di rito greco.
Quel sommo prelato, aveva particolarmente a cuore l'interesse per la cultura ecclesiastica e laicale, affinata particolarmente nella sua permanenza a Napoli.
Nel capoluogo campano apprese, attraverso suoi conterranei di origine arbërëshë, le nuove idee culturali e liberali che in quel periodo erano in auge nella capitale partenopea, tra cui i promotori più assidui faceva parte il compaesano Pasquale Baffi.
Il Bugliari una volta alla guida del Collegio si adoperò per ottenere dal governo di Napoli la concessione della Badia di Sant'Adriano in S. Demetrio Corone, che lui conosceva molto bene, visto che essa era allocata a pochi chilometri da Santa Sofia d'Epiro suo paese d'origine.
Sicuro che così facendo avrebbe consentito alla struttura del Collegio di avere un più solido e duraturo assetto ed aumentare il numero degli allievi laici e clericali.
Supplicò pertanto, S. M. per il cambiamento della sede di San Benedetto Ullano, piccola, malsana, per la concessione al Collegio della Badia di Monaci Brasiliani di Sant'Adriano, alla quale, per l'esiguo numero di religiosi, era più decoroso e civile sostituirlo con un centro di istruzione per le provincie Calabresi.
Quanto Monsignor Bugliari, rivolgendosi al governo, richiamando l'attenzione sull'interesse generale e civile, parlando solo di pubblica istruzione e su i benefici che avrebbe avuto la popolazione di Calabria Citra accennò appena l'interesse particolare per gli Albanesi.
Appare chiaro che da Napoli era supportato dal fraterno letterato Pasquale Baffi, il quale fermamente convinto che il modo per sollevare la Calabria dal suo stato di totale arretratezza, non poteva che partire dall'elevare culturalmente e ideologicamente le popolazioni di quella regione; anche se nel Discorso sugli Albanesi - Napoli 1807 si attribuisce i meriti esclusivamente al Bugliari tragicamente assassinato l'anno prima.
Presentata dunque al Re la relazione con la richiesta della concessione della Badia Basiliana di Sant'Adriano, gli fu concesso di trasferire il Collegio italo-greco da S. Benedetto nel Monastero dei Padri Basiliani di Sant'Adriano in S. Demetrio Corone.
Monsignor Bugliari si dette da fare per attuare la realizzazione del suo proposito il più sollecitamente possibile, procedette con molta sagacia ed accortezza per evitare di incidere sulla suscettibilità dei Sanbenedettesi.
Avvisati a S. Sofia i suoi due fratelli Domenico Antonio e Vincenzo, si fece mandare carri e cavalcature nel Varco detto di Finita, alla riva sinistra del fiume Crati, un bel mattino del mese di settembre 1794, simulando una passeggiata con gli insegnanti e con i convittori la prolungò sino a Finita.
Qui, inforcati gli asini e caricate le suppellettili sui carri si diressero alla volta di S. Sofia ove pernottarono, proseguendo la mattina dopo per Sant'Adriano a prendere possesso della nuova sede dell'istituto.
Così ebbe luogo il trasloco del Collegio italo-greco da S. Benedetto a S. Demetrio, la cui opera, dopo il 1794, nella sede strategicamente ed economicamente più appropriata aveva inizio, il Bugliari prima e del Bellusci dopo, uomini di origine arbërëshë e quindi ideologicamente liberali seppero imprimere al percorso di scolarizzazione sane ideologie; oltre alla formazione di colti sacerdoti per la prosecuzione del rito greco cattolico, ha contribuito all'incremento della pubblica istruzione che in breve tempo rese benemeriti molti luminari, facendo divenire l'istituto punto di riferimento culturale di importanza strategica per la regione, la quale seppe rispondere positivamente alle stagioni che portarono all'unificazione dell'Italia.
Quel sommo prelato, aveva particolarmente a cuore l'interesse per la cultura ecclesiastica e laicale, affinata particolarmente nella sua permanenza a Napoli.
Nel capoluogo campano apprese, attraverso suoi conterranei di origine arbërëshë, le nuove idee culturali e liberali che in quel periodo erano in auge nella capitale partenopea, tra cui i promotori più assidui faceva parte il compaesano Pasquale Baffi.
Il Bugliari una volta alla guida del Collegio si adoperò per ottenere dal governo di Napoli la concessione della Badia di Sant'Adriano in S. Demetrio Corone, che lui conosceva molto bene, visto che essa era allocata a pochi chilometri da Santa Sofia d'Epiro suo paese d'origine.
Sicuro che così facendo avrebbe consentito alla struttura del Collegio di avere un più solido e duraturo assetto ed aumentare il numero degli allievi laici e clericali.
Supplicò pertanto, S. M. per il cambiamento della sede di San Benedetto Ullano, piccola, malsana, per la concessione al Collegio della Badia di Monaci Brasiliani di Sant'Adriano, alla quale, per l'esiguo numero di religiosi, era più decoroso e civile sostituirlo con un centro di istruzione per le provincie Calabresi.
Quanto Monsignor Bugliari, rivolgendosi al governo, richiamando l'attenzione sull'interesse generale e civile, parlando solo di pubblica istruzione e su i benefici che avrebbe avuto la popolazione di Calabria Citra accennò appena l'interesse particolare per gli Albanesi.
Appare chiaro che da Napoli era supportato dal fraterno letterato Pasquale Baffi, il quale fermamente convinto che il modo per sollevare la Calabria dal suo stato di totale arretratezza, non poteva che partire dall'elevare culturalmente e ideologicamente le popolazioni di quella regione; anche se nel Discorso sugli Albanesi - Napoli 1807 si attribuisce i meriti esclusivamente al Bugliari tragicamente assassinato l'anno prima.
Presentata dunque al Re la relazione con la richiesta della concessione della Badia Basiliana di Sant'Adriano, gli fu concesso di trasferire il Collegio italo-greco da S. Benedetto nel Monastero dei Padri Basiliani di Sant'Adriano in S. Demetrio Corone.
Monsignor Bugliari si dette da fare per attuare la realizzazione del suo proposito il più sollecitamente possibile, procedette con molta sagacia ed accortezza per evitare di incidere sulla suscettibilità dei Sanbenedettesi.
Avvisati a S. Sofia i suoi due fratelli Domenico Antonio e Vincenzo, si fece mandare carri e cavalcature nel Varco detto di Finita, alla riva sinistra del fiume Crati, un bel mattino del mese di settembre 1794, simulando una passeggiata con gli insegnanti e con i convittori la prolungò sino a Finita.
Qui, inforcati gli asini e caricate le suppellettili sui carri si diressero alla volta di S. Sofia ove pernottarono, proseguendo la mattina dopo per Sant'Adriano a prendere possesso della nuova sede dell'istituto.
Così ebbe luogo il trasloco del Collegio italo-greco da S. Benedetto a S. Demetrio, la cui opera, dopo il 1794, nella sede strategicamente ed economicamente più appropriata aveva inizio, il Bugliari prima e del Bellusci dopo, uomini di origine arbërëshë e quindi ideologicamente liberali seppero imprimere al percorso di scolarizzazione sane ideologie; oltre alla formazione di colti sacerdoti per la prosecuzione del rito greco cattolico, ha contribuito all'incremento della pubblica istruzione che in breve tempo rese benemeriti molti luminari, facendo divenire l'istituto punto di riferimento culturale di importanza strategica per la regione, la quale seppe rispondere positivamente alle stagioni che portarono all'unificazione dell'Italia.
Atanasio e-arch. Pizzi Napoli 05-05-2010
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