Varie

Puru nà arbërëshë ndihjtëm ghë cikë
L'unificazione dell'Italia partì il 5 di maggio del 1860 da Quarto, ma chi diede la possibilità a quella spedizione di aver un esito positivo, si prodigò molto tempo addietro, gli eventi di seguito riportati fanno parte di quel periodo ove illustri personaggi lungimiranti, preparavano le strutture idonee per formare ed educare all'unificazione d'Italia.

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Estratto dal libro "Gli Albanesi: Una Storia Etnica dalla Preistoria ad Oggi" (eng.“The Albanians: An Ethnic History from Prehistoric Times to the Present” - 1994) di Edwin Jacques
(Tradotto dall’inglese in italiano da Brunilda Ternova )

Gli Albanesi: Una Storia Etnica dalla Preistoria ad Oggi

Come in Grecia così anche in Italia i discendenti dei profughi Arbëreshë diedero un contributo significativo per l’unificazione della loro terra d'adozione (n.d.t. Italia) nel 1860-1871. Tra i primi centri e tra i più attivi della rivoluzione c’era il villaggio di Hora e Arbëreshëvet vicino a Palermo, di solito abbreviato in Hora, comunemente noto agli italiani come Piana dei Greci, poi Piana degli Albanesi.

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Filologi e studiosi vari hanno dimostrato che nei testi più antichi dell’umanità puoi trovare briciole di parole di origine albanese. Sono state rinvenute alcune tabelle di bronzo risalenti a trentasette secoli fa nelle quali si trovano anche nomi illiri che corrispondono antoponomicamente a nomi illiri come “Dasi” e “Gent”, ecc. Questi nomi illiri si ritrovano anche in tempi più recenti, però la loro etimologia è rimasta ignota. Nelle opere grandiose di Omero, soprattutto nell’Odissea (versi 500, 501, 507), si legge anche un’espressione come “Gyraien Petren”, che si traduce come “Gurin e gurte:” (la pietra di pietra). 

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sheshikabregu.jpgLeggendo le più disparate ipotesi e sulla origine e sullo sviluppo urbano dei nostri centri in particolare nella descrizione di quella cellula tanto acclamata da tutti la Gjitonia, ha fatto nascere in me la necessità di esprimere un parere,  prendendo spunto da annotazioni di Carlo Maria Occaso che così descriveva gli Albanesi della Calabria del Nord:

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I paesi arbëreshë situati nel Molise, entro i confini della provincia di Campobasso, lungo la Valle del Biferno: Campomarino, Montecilfone, Portocannone e Ururi, appartengono oggi tutte e quattro alla Diocesi unificata di Termoli-Larino.

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ferrari_bari Relazione tenuta nel corso del I Convegno di Studi Albanesi – Bari 1960

 Fu certamente cordiale l'accoglienza che i sovrani di Napoli avevano riservata ai numerosi arbëresh, profughi albanesi, che, nel sec. XV e successivamente, vennero a rifugiarsi in questo regno, provenienti da tutta l' Albania e da varie regioni della Grecia, in particolare dal Peloponneso e dall' Attica. Ciò è chiaramente attestato da numerosi documenti, ancora oggi esistenti negli archivi di Napoli, Roma, Venezia e di alcune famiglie delle colonie. 

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agesilaomilanoRiusciti vani gli attentati diplomatici contro la fermezza del Re Ferdinando II, faceva d'uopo ai settarii ricorrere a mezzi più speditivi, risoluti come erano di liberarsi ad ogni costo della molesta presenza di quel grande Monarca; si ricorse perciò al ferro dell'assassino. L'8 Dicembre 1856, festa dell'Immacolata Concezione, Ferdinando II Re di Napoli aveva assistito alla santa Messa insieme colla Famiglia Reale, con tutti gli alti funzionari, e 25000 uomini di ogni arma. Dopo la Messa, le milizie presenti vennero passate in rivista. Re Ferdinando presiedeva allo sfilare delle truppe, quando un giovine soldato, di nome Agesilao Milano, uno degli insorti di Calabria nel 1848, amnistiato nel 1852 ed entrato nell'esercito con carte false, uscì dalle file e lanciossi sul Re avventandogli un colpo di baionetta.

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 Skanderbeg, nacque nel 1405 (la data è incerta) da una delle famiglie più importanti dell'Albania feudale dell'epoca, quella dei Castriota. Il nome di battesimo impostogli fu Giorgio, quindi, prima che gli straordinari eventi che racconteremo più avanti lo affidassero ai posteri come Skanderbeg, egli si chiamava "Gjergj Kastrioti". ll padre, Giovanni Castriota era signore di Kruja, e intratteneva stretti rapporti di amicizia con la Repubblica di Venezia. All'epoca la piccola Albania era una zona strategicamente importante, era la terra di confine con il pericoloso impero turco che regolarmente tentava di espandersi a occidente, con l'ambizione di invadere i balcani, l'Italia e naturalmente Roma. Giovanni Castriota, per anni aveva contrastato l'avanzata degli Ottomani, contando anche sull'appoggio della Serenissima, ma arrivò anche per Kruja il momento terribile della resa. Il Sultano Murat pretese un ingente tributo e la consegna dei suoi quattro figli maschi. Così all'età di 9 anni (ancor più piccolo secondo alcune fonti) Giorgio Castriota fu allontanato dalla sua famiglia e dal mondo cristiano.

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thumb_Skanderbeg.jpg La battaglia di Ujëbardha (Acque-bianche, conosciuta anche come Battaglia di Albulena) è stata combattuta il 2 Settembre 1457 tra le forze Epirote comandate da Skanderbeg e le truppe dell’esercito Ottomano. La battaglia di Ujëbardha è da considerarsi la più importante vittoria in campo aperto del re Epirota contro gli Ottomani. L’armata albanese di circa 15 mila soldati si è scontrata con la spedizione ottomana di 70 mila uomini sul campo di Ujëbardha, località posta a metà strada tra Lezhë e Krujë.

 

 

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