Storia

Abbandonarsi al processo di integrazione con le popolazioni latine o tentare di custodire le tradizioni tramandate dai padri? Il dualismo tra questi due atteggiamenti percorre le vicende degli arbëreshë sin dal loro arrivo in Italia e si intreccia con la storia dei luoghi in cui i profughi si rifugiarono.

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Badia.jpgConoscere dove si abita aiuta a vivere meglio: a comprendere le dinamiche storiche e il significato delle forme di vita che si acquisiscono inconsapevolmente e che forse trasportano depositi di esperienze e di culture nascoste.

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copertina_giardino_delizie.jpgSensi e spiritualità: due parole in apparenza contraddittorie.
Eppure tutta la Bibbia brulica di personaggi e di scene sensuali, come un "giardino delle delizie" in cui la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'odorato celebrano il loro festino.

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Filologi e studiosi vari hanno dimostrato che nei testi più antichi dell’umanità puoi trovare briciole di parole di origine albanese. Sono state rinvenute alcune tabelle di bronzo risalenti a trentasette secoli fa nelle quali si trovano anche nomi illiri che corrispondono antoponomicamente a nomi illiri come “Dasi” e “Gent”, ecc. Questi nomi illiri si ritrovano anche in tempi più recenti, però la loro etimologia è rimasta ignota. Nelle opere grandiose di Omero, soprattutto nell’Odissea (versi 500, 501, 507), si legge anche un’espressione come “Gyraien Petren”, che si traduce come “Gurin e gurte:” (la pietra di pietra). 

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1968S11.jpgNel mese di maggio del 1968, si celebrava il 500 anniversario della morte di Giorgio Castriota Skanderbegh. Da Lungro giunse alla volta di Roma una delegazione dei principali comuni arbresh, guidata da S.E. Giovanni Stamati, che ricopriva ancora la carica di vicario generale in quanto  titolare la carica di Eparca era ancora S.E. Giovanni Mele.

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Esistono in Italia molte comunità di origine albanese. Cavallerizzo è una di queste. Tali comunità sono nate in seguito agli spostamenti di profughi albanesi verso il Sud Italia avvenute soprattutto a partire dal XV secolo, quando cioè l’Albania subì l’invasione ottomana. In realtà sembra che nelle nostre zone non esistano paesi letteralmente fondati dagli albanesi, ma bensì essi (i profughi) si sono insediati presso siti abitati già esistenti.

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sheshikabregu.jpgLeggendo le più disparate ipotesi e sulla origine e sullo sviluppo urbano dei nostri centri in particolare nella descrizione di quella cellula tanto acclamata da tutti la Gjitonia, ha fatto nascere in me la necessità di esprimere un parere,  prendendo spunto da annotazioni di Carlo Maria Occaso che così descriveva gli Albanesi della Calabria del Nord:

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Relazione del Rev. Papàs Andrea Figlia da Mezzojuso diretta al Rev.mo Papàs Paolo Parrino, Rettore del Seminario Greco-Albanese di Palermo e Parroco della Parrocchia Greca della medesima città, sugli albanesi stanziatisi nella Capitanata di Puglia.
Scritta da Napoli il 12 giugno 1764.

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Riportiamo un articolo di mons. Eleuterio F. Fortino sulla nuova pubblicazione sul Collegio degli Albanesi di Calabria di Maria Franca Cucci. Il nuovo studio, scritto sulla base di una documentazione archivistica, completa quello classico di A. Zavarroni sulle origini di quel Collegio. Lo studio della Cucci copre l'intero arco storico (1732-1923):

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