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15 Marzo 2011
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E' prossima alla divulgazione in lingua italiana, con parallela versione per il teatro, la novella Odin Mondvalsen del grande scrittore albanese contemporaneo Kasem Trebeshina. Nel 1956 Kasem Trebeshina, un giovane scrittore che si oppone alla dittatura comunista che Enver Hoxha ha violentemente instaurato in Albania da qualche anno, termina di scrivere “Odin Mondvalsen”, con il sottotitolo “una storia d’amore”.Si tratta di un'opera certamente non pubblicabile all’epoca, per la chiarezza con cui emerge la soffocante ferocia del regime, che non lascia spazio a nessuna manifestazione di libero pensiero. Non vi sono, fra i personaggi, eroi che si immolano per reagire all’oppressione. Vi sono però dei giusti, che “trascinano il loro amore nel deserto infuocato” ed affermano la loro dignità nell’unico modo possibile: rifiutare in ogni modo e momento la complicità con i delitti del sistema proclamatosi comunista, accettando come unico compromesso il prevalere dell’istinto di sopravvivenza.
Il protagonista Odin penetra la profondità della nebbia della scena con la sua follia intrisa di verità. Così, mentre la confusione e la menzogna inzuppano gli spazi mondiali ed i tempi della Storia con la brodaglia di un meschino presente, la luce incontaminata del personaggio Odin, immersa in quella nebbia, rivela le sagome delle storture su cui il sistema stesso si regge.
“Odin Mondvalsen” è stato pubblicato per la prima volta in Albania nel 1990, appassionando molti lettori ma subendo ancora a lungo il soffocamento del silenzio da parte di quelli che, dal bosco nebbioso e marcescente della dittatura comunista, come funghi hanno tratto, godendone ancora oggi, salute e forza.
La lingua della novella è vicina al linguaggio popolare, un parlato “profondo” pieno del vigore di espressioni radicate, antiche,capaci di far risuonare la sensibilità di un arberesh.
La lettura dell’ Odin è scorrevole come la visione di una commedia composta da una serrata, brillante successione di scene in cui gli elementi comici, dispersi nel fondo drammatico, scemano man mano che ci si avvicina al finale, dove si accumulano l’amarezza e la forza vincente della verità, proclamata con sempre maggior vigore. Anche se, in questa commedia, la vittoria è sempre intrisa di dolore ed il lettore-spettatore non arriva mai, neppure davanti alla più brillante ironia ed alle situazioni farsesche dove il “sistema” rivela la sua incredibile goffaggine, alla risata liberatoria. Semmai, come fanno i personaggi di questa credibilissima storia d’amore e d’ingiustizia, “accenna a un sorriso”.
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