Letteratura

Lungro, Maggio 1812

Il tempo è superbo, l'aria è fresca e dolce; un sole splendido colora il mare con le tinte più vivaci e fa scintillare il verde delle coste, le cui piante a foglie larghe e lisce sembrano verniciate tanto sono luccicanti. La posizione di Lungro è incantevole. Posta sul declivo di una montagna, questa cittadina domina una serie di ameni pendii che degradano sensibilmente fino alla pianura di Sibari.

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Estratto dal libro “Sugli elementi in comune nell’epica albanese - arbëreshë e quella serbo-croata”
(traduzione di Brunilda Ternova)

La tradizione serba non possiede canti popolari di eroi propriamente detti. Lo strumento musicale Liuto (alb. Lahuta) è noto in Serbia grazie ai cantori erranti stranieri ciechi e non, che vagavano su e giù per guadagnarsi da vivere, e i serbi consapevoli di non avere esattamente una propria Epica, ronzarono intorno ad essi. Le canzoni epiche dei cantori ciechi non erano apprezzate dalla gente e nemmeno dagli autori serbo-croati che nei loro confronti si esprimevano con parole di disprezzo. Questi cantori ciechi non erano realmente dei veri rapsodi di professione, ma si sono occupati di questo lavoro solo per necessità. Tra di essi avevano una certa abilità Filip Visnjić e un uomo cieco di nome Qorr Hysa, il primo proveniva dall’Erzegovina e il secondo dalla Bosnia. (N.d.T. ‘Qorr’ in lingua albanese vuol dire ‘cieco’)

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feE' prossima alla divulgazione in lingua italiana, con parallela versione per il teatro, la novella Odin Mondvalsen del grande scrittore albanese contemporaneo Kasem Trebeshina. Nel 1956 Kasem Trebeshina, un giovane scrittore che si oppone alla dittatura comunista che Enver Hoxha ha violentemente instaurato in Albania da qualche anno, termina di scrivere “Odin Mondvalsen”, con il sottotitolo “una storia d’amore”.

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Santa_SofiaLa storia linguistico-letteraria della minoranza albanofona contiene caratteristiche uniche, rispetto alle altre.
Il rapporto con quelle presenti in Albania é di rilevante contributo alla nascita della lingua scritta e della letteratura albanese.
Gli arbëreshë hanno mantenuto e mantengono fortemente l’ideale legame con la lingua e i propri costumi tradizionali.

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Gli archivi non mancano mai di stupirci! Nella memoria corta dei shinvasilot, abitanti di San Basile, erano affondate ben due commedie: Skamandili (Il fazzoletto) e Kalzorja (La spigolatrice) entrambe scritte dal podestà Davide Gramazio e recitate alla presenza di centinaia di persone con grande goduria.

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L'Unione dei Comuni BESA, l'Associazione Mondo Albanese e la Pro Loco Hora e Arbëreshëvet hanno presentato lunedì 23 agosto 2010 a Piana degli Albanesi un dramma dello scrittore arbëresh Giuseppe Schirò Di Maggio, intitolato "Flutura çë do fluturonjë" (Flutura che vuol volare); uno spettacolo pieno di simboli e di significati importanti per noi arbëreshë. La rappresentazione teatrale rientra nelle attività del Laboratorio Teatrale ricompreso negli interventi attuativi ex L. 482/99 per l'es. 2007 (Progetto “Fabrika e fialëvet 2007”).

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padre Zef Pllumidi Agron Y. GASHI

(Tradotto dall’albanese in italiano da Brunilda Ternova )

Saga, libro dell’infanzia

Il libro “La Saga dell’Infanzia” (2009) è l’ultimo manoscritto di Padre Zef Pllumi, pubblicato postumo. A differenza dei suoi due libri monumentali e autobiografici, come “La Storia mai Scritta” e “Vivi Solo per Raccontare”, il libro “La Saga dell’Infanzia” tratta di un periodo che non era stato incluso nei libri precedenti: l’infanzia.

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Nell’Albania settentrionale, fra le popolazioni di montagna, si sono conservate vive le melodie che musicalmente e cronologicamente sono le più antiche. Questo canto solistico e forte è l’espressione del montanaro libero, la traccia sonora dell’ultimo strato culturale albanese, quello della casa abbandonata, di un’esistenza isolata e dal carattere individualistico. Durante la sua performance il cantore, di norma, chiude l‘orecchio ponendovi sopra il palmo della mano che copre anche una guancia, mentre volge gli occhi al cielo assieme alla voce.

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Arshi_Pipa_1920_-_1997Arshi Pipa, poeta e filosofo, critico e studioso di letteratura, sviluppò la sua attività creativa nel corso degli anni 1941-44 nella rivista “Critica”, della quale fu fondatore e direttore.

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