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01 Dicembre 2011
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Arberia e dintorni
E si sa, non è precisamente così, questa è da considerarsi lectio facilior, rigettata dai linguisti, secondo i quali Shqipëri ‘Albania’, shqiptar(e) ‘albanese’ e l’aggettivo e avverbio shqip ‘albanese(mente), all’albanese’, sono da collegarsi non all’aquila ma piuttosto al significato ‘chiaro, comprensibile’, per cui in albanese il nome della nazione e quindi il nome degli abitanti indicano coloro che parlano in modo chiaro, che si fanno intendere. Ma si comprende da sé che è fa effetto ed è più folkloristico l’accostamento all’aquila che, tra l’altro, appare anche nella bandiera nazionale!
Dopo qualche rigo si scopre “L’eroe nazionale di origine serba Giovanni (sic!) Castrista (sic) (Skanderberg (sic))”. Come non meravigliarsi di fronte a questo enorme strafalcione storico, refusi a parte? Giovanni Castriota, come si sa, era il padre di Giorgio, e che fu quest’ultimo ad essere poi appellato Skanderbeg (alb. Skënderbej), la cui statua equestre si erge imponente in piazza Skanderbeg a Tirana, sul corso principale di Prishtina in Kosovo e anche a Roma, in piazza Albania. L’improbabile origine serba di Skanderbeg è stata ampiamente discussa e confutata, mentre oltre ai serbi si sono cimentati anche i greci nel tentativo di appropriarsi della nazionalità del ‘nostro’ Giorgio Castriota. Tuttavia, nonostante i molti tentativi di appropriazione indebita, non vi sono basi storiche che giustifichino tali posizioni ultranazionaliste, né può essere contraddetta o messa in discussione la lunga e consolidata tradizione tracciata scientificamente dagli studiosi. Oggi chi continua a dubitare sull’albanesità di Skanderbeg sono coloro che non riservano alcun rispetto per gli studi sull’argomento o che sottostanno a una qualche agenda politica che, purtroppo, spesso nei Balcani riaffiora. Si consideri che il primo, involontario, tentativo di “serbizzazione” di Skanderbeg risale al 1368 quando in seguito all’errata lettura di un documento in lingua serba da parte di Charles Hopf, nel quale egli rilevò un certo”Branilo Kastrioti” che secondo lui poteva essere il bisnonno del più famoso Giorgio, e ciò semplicemente per non aver tenuto egli conto della congiunzione “i” che separava appunto un certo Branilo (nome slavo cristiano) di Valona e un Kastrioti di Kanina (cfr. Harry Hodgkinson, Scanderbeg: From Ottoman Captive to Albanian Hero, Londra, 1999, p. 124, nota 7). Nel testo del Touring, Skanderbeg continua ad essere Skanderberg (cioè con -r-, forse per assonanza con i tanti -berg tedeschi o scandinavi), e ciò fa il paio con la citazione, da parte del curatore, del nome del primo principe reggente dell’Albania indipendente (1912) Guglielmo di Wield (sic) ovvero Wilhelm von Wied (1877-1946). Cronologicamente si giunge poi a Ahmet Zog, primo re d’Albaniia, al quale il curatore dà un’ascendenza kosovara (ovviamente questo è solo un dettaglio!). Ma la più risibile delle annotazioni riguarda le lingue che si parlano in Albania: se è vero che la lingua nazionale è l’albanese non corrisponde invece a verità l’indicazione del greco quale altra lingua usata dagli albanesi. Sì, nelle aree confinanti con la Grecia il greco viene pur usato nei rapporti quotidiani, ma se proprio bisogna indicare una seconda lingua per gli albanesi, allora forse la più diffusa — e forse al primo posto — è l’italiano, sia per i potenti flussi migratori dell’ultimo ventennio, sia per la diffusione dei canali televisivi italiani, infatti quasi tutti in Albania parlano abbastanza bene l’italiano (ma anche altre lingue straniere), e se gli albanesi possono essere disposti ad accettare il greco come seconda lingua, si può essere ben certi che nessuno mai sarà disposto ad accettare la pretesa origine serba del proprio eroe nazionale, e tanto meno il quasi milione di abitanti di Tirana (la cui popolazione nel libro viene invece data a circa 350,000 abitanti) né tantomeno gli abitanti del Kosovo, la neo repubblica balcanica indipendente proclamata nel 2008, con la quale l’Albania confina a Nord-Est (e non con la Serbia, come si afferma invece in questa edizione del Touring).
Se di tali e tante imprecisioni dovessero essere costellate anche le pagine dedicate alle altre bandiere e agli altri stati, per le quali non siamo in grado di valutare, allora il Touring dovrebbe porre presto mano ad una nuova edizione. (giannibelluscio@hotmail.com)
Dopo qualche rigo si scopre “L’eroe nazionale di origine serba Giovanni (sic!) Castrista (sic) (Skanderberg (sic))”. Come non meravigliarsi di fronte a questo enorme strafalcione storico, refusi a parte? Giovanni Castriota, come si sa, era il padre di Giorgio, e che fu quest’ultimo ad essere poi appellato Skanderbeg (alb. Skënderbej), la cui statua equestre si erge imponente in piazza Skanderbeg a Tirana, sul corso principale di Prishtina in Kosovo e anche a Roma, in piazza Albania. L’improbabile origine serba di Skanderbeg è stata ampiamente discussa e confutata, mentre oltre ai serbi si sono cimentati anche i greci nel tentativo di appropriarsi della nazionalità del ‘nostro’ Giorgio Castriota. Tuttavia, nonostante i molti tentativi di appropriazione indebita, non vi sono basi storiche che giustifichino tali posizioni ultranazionaliste, né può essere contraddetta o messa in discussione la lunga e consolidata tradizione tracciata scientificamente dagli studiosi. Oggi chi continua a dubitare sull’albanesità di Skanderbeg sono coloro che non riservano alcun rispetto per gli studi sull’argomento o che sottostanno a una qualche agenda politica che, purtroppo, spesso nei Balcani riaffiora. Si consideri che il primo, involontario, tentativo di “serbizzazione” di Skanderbeg risale al 1368 quando in seguito all’errata lettura di un documento in lingua serba da parte di Charles Hopf, nel quale egli rilevò un certo”Branilo Kastrioti” che secondo lui poteva essere il bisnonno del più famoso Giorgio, e ciò semplicemente per non aver tenuto egli conto della congiunzione “i” che separava appunto un certo Branilo (nome slavo cristiano) di Valona e un Kastrioti di Kanina (cfr. Harry Hodgkinson, Scanderbeg: From Ottoman Captive to Albanian Hero, Londra, 1999, p. 124, nota 7). Nel testo del Touring, Skanderbeg continua ad essere Skanderberg (cioè con -r-, forse per assonanza con i tanti -berg tedeschi o scandinavi), e ciò fa il paio con la citazione, da parte del curatore, del nome del primo principe reggente dell’Albania indipendente (1912) Guglielmo di Wield (sic) ovvero Wilhelm von Wied (1877-1946). Cronologicamente si giunge poi a Ahmet Zog, primo re d’Albaniia, al quale il curatore dà un’ascendenza kosovara (ovviamente questo è solo un dettaglio!). Ma la più risibile delle annotazioni riguarda le lingue che si parlano in Albania: se è vero che la lingua nazionale è l’albanese non corrisponde invece a verità l’indicazione del greco quale altra lingua usata dagli albanesi. Sì, nelle aree confinanti con la Grecia il greco viene pur usato nei rapporti quotidiani, ma se proprio bisogna indicare una seconda lingua per gli albanesi, allora forse la più diffusa — e forse al primo posto — è l’italiano, sia per i potenti flussi migratori dell’ultimo ventennio, sia per la diffusione dei canali televisivi italiani, infatti quasi tutti in Albania parlano abbastanza bene l’italiano (ma anche altre lingue straniere), e se gli albanesi possono essere disposti ad accettare il greco come seconda lingua, si può essere ben certi che nessuno mai sarà disposto ad accettare la pretesa origine serba del proprio eroe nazionale, e tanto meno il quasi milione di abitanti di Tirana (la cui popolazione nel libro viene invece data a circa 350,000 abitanti) né tantomeno gli abitanti del Kosovo, la neo repubblica balcanica indipendente proclamata nel 2008, con la quale l’Albania confina a Nord-Est (e non con la Serbia, come si afferma invece in questa edizione del Touring).
Se di tali e tante imprecisioni dovessero essere costellate anche le pagine dedicate alle altre bandiere e agli altri stati, per le quali non siamo in grado di valutare, allora il Touring dovrebbe porre presto mano ad una nuova edizione. (giannibelluscio@hotmail.com)
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